Da: manfred marktel (HF sailmail)
Inviato: domenica 28 marzo 2010 8.42
A: LNI Savona
Oggetto: autopilota

 

ciao Carlo, non ho dato retta ai tecnici della Raymarine e sono andato avanti nella convinzione di poter sistemare il pilota. infatti, con componenti del 6000 montato nel 2004 e altri pezzi del vecchio Autohelm 4000, vecchio di oltre 20 anni, sono riuscito a mettere insieme uno che funziona. Sono proprio contento ed è una preocupazione in meno. Adesso si che il morale è altissimo e finalmente ho dormito una notte senza pensare troppo al pilota.

ciao e a presto

 

 

Da: manfred marktel (HF sailmail)

Inviato: martedì 23 marzo 2010 8.34
A: LNI Savona
Oggetto: Re: articolo rivista LNI

 

(nota: Manfred fa riferimento alla notizia della pubblicazione di un articolo sulle sue traversate nel prossimo numero della rivista Lega Navale)

 

ciao Carlo, è il più bel regalo di compleanno, fatto pochi giorni fa, che ho avuto. Mancano 800 mg a S Elena dove mi fermerò per pochi giorni per riparare il pilota automatico. Motoridduttore ok ma guasto nell'impianto elettronico, per fortuna ho il vecchio del 4000 che posso adattare al motoriduttore nuovo. Resto e anche morale in perfette condizioni. Un abbraccione e saluti a tutti,   Manfred

 

manfred@tin.it ...perfetto (nota: Manfred fa riferimento alla notizia che il PDF dell’articolo gli verrà inviato con mail normale, perché all’indirizzo in alta frequenza, con limite di 5 kB, non si possono spedire allegati)

 

 

Da: manfred marktel (HF sailmail)

Inviato: sabato 6 marzo 2010 16.46

A: LNI Savona

Oggetto: da Cape Town

 

Ciao Carlo, sono partito solo oggi, prima è stato necessario qualche piccolo lavoro, poi ci sono stati 2 giorni con vento da NW, poi non ha lavorato il pilota automatico, ma adesso tutto è in ordine. Alla partenza 25 a 30 nodi da SE, molto freddo nonostante il sole, vado per NW ed entro qualche giorno dovrebbe migliorare la temperatura. A bordo il morale è alto, sono stato troppo tempo a terra. Prima tappa a ca 500 mg, Luederitz in Namibia, poi Sant Elena ed Ascension.

Un saluto a tutti in Lega, abbraccione

Manfred

 

Da: manfred marktel (HF sailmail)

Inviato: mercoledì 25 novembre 2009 22.10

A: LNI Savona

Oggetto: Re: benearrivato a Table Bay....

 

ciao Carlo, ho completato la mia 12^ traversata, di cui tre dell’Atlantico meridionale fra l’America e l’Africa più naturalmente il giro dal Brasile alla Georgia del Sud e ritorno, passando l'equatore 5 volte. Mi hai chiesto le mie barche precedenti per l’articolo: erano Alpa 9 di Illingworth (ca 2.000 mg nel 1972- 74), Carribean 35 S&S (ca 14.000 mg nel 1974-79), Endurance 35 di Ibold (ca 15.000 mg nel 1979-83, Najad 345 (solo 15.000 mg nel 1983-199) e Maus, Cumulant 36 di Van de Stadt (oltre 95.000 mg dal 1996 ad oggi).

Torno martedi della prossima settimana.  A presto e un abbraccione,    manfred

 

Da: manfred marktel

Inviato: domenica 22 novembre 2009 7.31

A: LNI Savona

Oggetto: a 200 mg da C Town

 

ciao Carlo, manca poco... ma per domani sono stati previsti 25 nodi da ESE, proprio sul muso. Non sempre si puo scegliere quello che arriva, comunque spero di arrivare lunedi o massimo martedi. Per il resto tutto bene. Dopo 3600 mg ho proprio voglia di farmi servire un pranzo senza dover sbizzarirmi nell'inventare qualcosa di appetitoso.

A presto,    manfred

 

 

Da: manfred marktel

Inviato: mercoledì 11 novembre 2009 8.16

A: LNI Savona

Oggetto: 34° 10’ S  70° 08’ W  martedi 18.00

 

ciao Carlo, se ti dovesse capitare il libro appena uscito, “Rotta a Zig Zag”   di Luigi Ottogalli, edizione il Frangente, prova a leggere dopo pagina 35 che cosa dice di me: è troppo lusinghiero ma fa piacere. In questi ultimi giorni ho avuto abbastanza vento, per fortuna sempre da W. Anche il radar che sembrava capriccioso continua lavorare alla perfezione. Mancano 1300 mg a Città del Capo.

Un abbraccione, manfred

 

 

Da: manfred marktel

Inviato: venerdì 30 ottobre 2009 18.59

A: LNI Savona

Oggetto: Re: 12 traversate da raccontare....grazie

 

grazie Carlo, sono proprio felice dell’articolo che prepari per la rivista Lega Navale sulle mie 12 traversate dal 2000, se hai bis qualcosa, trovi anche tutti gli articoli della South Georgia su Solo Vela in internet.

Grazie ancora e a presto, un abbraccione    manfred

 

...oggi è comparso il primo albatro a 28° S, entro in un altro mondo

 

 

Da: manfred marktel

Inviato: lunedì 26 ottobre 2009 18.31

A: LNI Savona

Oggetto: da Manfred a 23° S 28° W

 

Caro Presidente, Carlo primo e secondo e tutti i soci,  sono partito il 19 ottobre, ho raggiunto ieri l'isola di Trindade e Martin Vaz a 750 miglia dalle coste brasiliane. Adesso mi dirigo verso S, poi SE per vedere l'isola di Gogh in 41° S. Sono isole che si vedono solo dal mare: le prime sono basi militari brasiliane, ed è pertanto proibito lo sbarco, la seconda per l'impossibilità di ormeggio, data la struttura della costa e la zona quasi sempre con brutto tempo.

Comunque per adesso e ancora pochi giorni, mi godo il sole, bel tempo, venti maneggevoli e ogni tanto una buona pasta.

Saluti a tutti.

 

Manfred

 

Da: manfredm@tin.it [mailto:manfredm@tin.it]

Inviato: lunedì 1 giugno 2009 11.50

A: lni@leganavale.savona.it

Oggetto: da Cape Town a Salvador de Bahia

 

Cari Amici,

spero di non annoiarvi troppo ma, come sapete, ogni tanto mi faccio vivo.

Questa volta non è stato un viaggio spettacolare, solo 4000 miglia negli alisei, dal Capo di Buona Speranza a S. Helena e, proseguendo dopo qualche giorno, per Salvador de Bahia in Brasile.

Il primo tratto da Hout Bay, che si trova a circa 10 miglia a N del famoso capo, a S. Helena è stato meraviglioso: 1750 miglia in meno di 13 giorni, con il tangone dal primo all’ultimo giorno sempre sulla dritta.

Ho potuto visitare l’isola, l’ultima residenza di Napoleone Bonaparte e il tempo era già scaduto. Altre 2100 miglia da percorrere negli alisei da SE, con il Brasile che m’aspettava appena la, oltre l’orizzonte.

Non avevo fretta e ho consumato in tutto meno di 40 litri di gasolio: ho voluto sfruttare il vento, e sono arrivato esattamente in 19 giorni.

Per chi avesse voglia di vedere le foto sul mio sito  www.manfredmarktel.it, che è stato aggiornato, basta cliccare sulle News, oppure sul tastino dell’anno 2009.

Adesso mi concederò un po’ di riposo e tornerò a casa per passare un paio di mesi in tranquillità con la famiglia, e dopo dovrò proprio decidere che cosa fare.

Un grande abbraccione a tutti i velisti, quelli che lo vorrebbero diventare e ai numerosi sognatori. Vi auguro una buona vacanza, possibilmente veleggiando nei nostri bellissimi mari.

 

Manfred

 

Da: manfred marktel [mailto:manfredm@tin.it]

Inviato: lunedì 29 dicembre 2008 16.36

A: lni@leganavale.savona.it

Oggetto: traversata Sud Africa......Sud America

 

Cari Amici,

dopo la traversata del Sud Atlantico sono tornato in ritardo per farvi gli auguri di Natale: lo faccio adesso e aggiungo quelli per il 2009.

Buon vento, sempre quello giusto e possibilmente al lasco.

Il sito è stato aggiornato, potete vedere diverse foto della traversata da Salvador de Bahia a Città del Capo in Sud Africa, 4800 miglia in 45 giorni lungo la rotta di Vito Dumas e, come lui, senza motore. Non si è trattato di una scelta ma sono stato forzato perché la paraffina del gasolio brasiliano si è solidificata alla temperatura di ca 8 gradi e mi ha costretto a proseguire senza il vento di sentina. Tutto il resto della navigazione è stata piacevole e senza altri inconvenienti.

Se trovate il tempo e voglia, visitate il sito  www.manfredmarktel.it

Cliccate il bottone 2008 e guardate le foto.

Per tutte le eventuali domande, sono a vostra disposizione.

A presto e ancora auguroni,

Manfred

 

From: <manfredm@tin.it>

To: <lni@leganavale.savona.it>

Sent: Monday, May 26, 2008 1:08 PM

Subject: giro di prova

 

ciao Carlo, come hai visto...nessuna mail, nessun evento.

Dopo aver sistemato tutta l´attrezzatura, avrei voluto fare un bel giro per visitare Trindad e Martin Vaz a circa 700 mg a SE di Salvador.

Era proprio difficile resistere alla quasi calma e in 12 giorni ho fatto 1000 mg, per cui a 200 mg dall’arrivo ho girato la prua e me ne sono tornato indietro.

Non importa, ho visto che tutto va abbastanza bene a bordo, ma ho dovuto restare piu´ a lungo a Salvador perchè il biglietto aereo è fissato per l’11 giugno.

Restero´ per 3 mesi, e verso fine settembre parto da qui, prima le Kerguelen e destinazione finale Wellington.

Ne parleremo a Savona.

Un abbraccione e saluti a tutti,

Manfred

 

 

Da: Manuel P. [mailto:polliow@libero.it]
Inviato: giovedì 24 gennaio 2008 21.49
A: polliow@libero.it; manfredmarktel@manfredmarktel.it
Oggetto: www.manfredmarktel.it

 

Amici e conoscenti di Manfred Marktel,

Vi informo che e’ disponibile il sito:

www.manfredmarktel.it

 

che e’ stato da me preparato per l’amico Manfred.

 

E’ ancora in fase di costruzione e completamento,

e sara’ aggiornato costantemente.

 

Qualsiasi suggerimento e’ sicuramente gradito.

 

Vi aspetto sul sito

saluti

Manuel Pollio

 

 

From: <manfredm@tin.it>

To: <rdurando@hotmail.com>

Sent: Saturday, October 27, 2007 7:36 PM

Subject: grande danno al Maus......

 

cari amici,

volevo partire, e far fare l´antifouling ma mentre la barca usciva dall´acqua, era a ca 2,2 metri, si e´ rotta la cinghia anteriore del travel lift, un tonfo enorme, la cinghia posteriore si e´ incastrata nel timone a vento strappandolo dai bulloni di fissaggio, cosa che ha evitato il peggio, cioe´ che andasse sbattere contro la parete del bacino. Il furlex. strallo, cutter, vela e coprivela sono da buttare, devo tornare a Milano per acquistare tutto e solo dopo a meta´ febbraio potro ripartire.

Per fortuna l´uomo che aveva sistemato le cinghie sotto la barca era appena uscito dall´acqua altrimenti ci sarebbe scappato il morto.

Lo scafo non ha subito danni, nessun graffio alla vernice, e probabilmente, così almeno mi e´ stato assicurato dalla direzione del Bahia Marina, mi pagheranno tutto. Penso di chiedere ad un amico di tornare con me a Salvador per il montaggio del furlex, non vorrei andare nei 40 e 50 senza essere sicuro che tutto sia a posto.

 

A presto

Manfred

 

...tutti i viveri, compreso 36 litri di latte erano gia´ a bordo!

 

 

From: <manfredm@tin.it>

To: <lni@leganavale.savona.it>

Sent: Friday, June 08, 2007 8:48 PM

Subject: il viaggio dalle Azzorre al Brasile

 

Ciao Carlo , allego il resoconto dell’ultimo viaggio, adesso e´tempo

di poter riposare un poco, ci sentiamo presto

Manfred

 

Ciao Carlo

So bene che divento ripetitivo, parlo sempre di mare, di traversate, di tempo e di poco altro, ma so anche che trovo qualche vittima che ha voglia di leggere quello che scrivo.

Sono discorsi dei quali ho già parlato, però è la vita che ho scelto di fare, e che mi rende felice. L'alternativa sarebbe un’esistenza cittadina in mezzo alle case, macchine, smog e confusione. Meglio così, libertà a 360°.

Le mie ultime notizie le hai avute dalle Azzorre dove mi ero fermato per pochi giorni. Dovevo sistemare il Windex, qualche riparazione e altri piccoli lavori, che non potevo rimandare fino alle Canarie. Ho fatto la spesa, soprattutto verdura, frutta e formaggi che sull’arcipelago sono particolarmente buoni.

Tutto ciò, mentre pensavo alle prossime traversate, non erano più verso nord, verso le bufere del Nord Atlantico. A partire da Horta, la prua del Maus era di nuova diretta verso sud, verso Mari meno tempestosi, verso zone dove anche la bolina sarebbe stato meno impegnativa.

Ma vediamo step by step.

 

13 aprile 2007 (venerdì)

Non sono superstizioso, non più di tanto, e lascio Horta alle spalle, cioè a poppa. Poco vento, ma molto mare che annuncia l'arrivo di una perturbazione che mi raggiungerà poche ore dopo la partenza.  E, infatti, già durante la notte ho dovuto togliere la randa e con pochi metri quadri nello Yankee, viaggiavo tranquillo. Di notte, mentre sistemavo le scotte e cime, mi era entrato un'onda da poppa bagnandomi completamente. Ero fradicio. Una bella pasta, burro e salvia, naturalmente alle 6 del mattino, ha salvato la situazione e non ha fatto collassare il morale.

 

15 aprile 2007

Ho passato un’altra brutta notte con mare incrociato e poco vento, fatica tanta e il riposo che lascia a desiderare

 

17 aprile 2007   34° 21 primi nord, 23° 57 ovest

Tutto si è calmato e proseguo bene a vela in direzione Canarie. Sento alla radio che ha Horta si anima il porto, arrivano i primi italiani che d'inverno lavorano con le proprie barche nei Caraibi, e d'estate in Mediterraneo. Sono barche da 17 a 24 m e impiegano da 12 a 20 giorni per la traversata. Certo, loro non fanno economia di carburante e quando entrano in porto i serbatoi delle loro barche sono sempre agli sgoccioli. Ho detto che loro lavorano con le barche, e chi lavora ha degli impegni e le date devono essere rispettate

 

20 aprile 2007 31° 31 primi nord, 19° 13 ovest

I vecchi ne parlavano, Ottone lo ha descritto, e io l'ho preso ” l'aliseo portoghese”, che mi spinge velocemente verso sud est. Madeira è a 80 miglia sulla sinistra, oltre a Madeira devo passare dalle isole Selvagen: ho poco lavoro, regolo le vele dormo e mangio. In queste condizioni il timone a vento lavora al suo meglio perché la barca è equilibrata. Il guastafeste, è certo che non può mancare, è il braccio, quale?, per dire la verità, sono tutti due che m'impediscono certi movimenti.

 

22 aprile 2007 28° 35 nord, 15° 41 ovest

Già alle quattro vedo Tenerife sulla dritta, si trova a circa 20 miglia, vedo chiaramente le luci di un insediamento situato a nord est dell'isola sulla Punta Anaga. Poco dopo scorgo anche le luci di Gran Canaria. Il viaggio sta per terminare e alle 14.00 sono ormeggiato sul pontile della Texaco, vorrei riempire il serbatoio del carburante. L’ho fatto a febbraio a San Martin, ma adesso che sono qui e ho percorso in tutto 4100 miglia, mi mancano quasi 120 litri!

Dalle Azzorre a Las Palmas ho percorso 1000 miglia in nove giorni.

 

Las Palmas

Il marina è enorme, e tutto è lontano. Bisogna camminare molto. In mare si resta nel centro dell'universo, ma a terra la situazione cambia radicalmente. Tutte le persone hanno i propri problemi, le priorità ed esigenze sono diverse. Chi arriva si deve adeguare, deve attendere senza disperare, l’uomo in viaggio diventa un numero qualsiasi che non può pretendere o aspettare certi favoritismi…

La zattera, la randa, il motorino d'avviamento e il motore dell'autopilota sono da revisionare. Riesco a completare i lavori in poco più di una settimana. Soprattutto il motore dell'autopilota era in uno stato disastroso. La sede dei carboncini è completamente rovinata, un difetto di produzione. Guardando il motorino: è come se il materiale avesse continuato a catalizzare rendendo tutto poroso con la tendenza allo sbriciolamento.

L'ho dovuto cambiare per non restare in panne. È pur vero che il motorino ha lavorato tanto, ma era un difetto insolito e soprattutto non da addebitare al numero delle ore fatte. La cinghia di trasmissione e gli stessi carboncini erano perfetti.

Anche qui e Las Palmas, come in tutti gli altri porti del mondo, s'incontrano sempre degli amici. Qui ho conosciuto una coppia di romani, che romani non sono. Roberto e Lidia su uno splendido Garcia 48, lavorano ancora a Roma, ma nel loro tempo libero navigano verso…? Adesso sono arrivati a Las Palmas, fra qualche mese andranno in Senegal, Caraibi e poi… sono entusiasti del viaggiare e vivere in barca, passiamo qualche bella serata insieme

Incontro anche ragazzi che hanno costituito un gruppo di volontariato per aiutare i poveri del mondo:                                          ”los correos de la Mar” 

www.correosdelamar.org  , oppure:  info@correosdelamar.com

mi chiedono e accetto volentieri di portare diversi pacchi e valigie a Capo Verde. Per me è una gioia poter aiutare quei ragazzi in fase d’espansione delle loro attività. Avevo già intenzione di fermarmi a San Nicolao, dove si trovavano i miei amici padri francescani di Mondovì. Qualcuno di loro vive a Capo Verde da 50 anni. Sono arrivati quando le isole erano una colonia portoghese. Negli anni ci sono stati degli sconvolgimenti politici, ma loro sono rimasti. Il governo era diventato marxista, poi maoista, sono diventati filo cubani e adesso la Repubblica si è aperta al turismo e capitalismo. I padri hanno visto tutto, non si sono mai impressionarti e hanno portato avanti il loro lavoro quotidiano che consente di catechizzare e alfabetizzare la popolazione, danno una mano a chiunque senza distinzione. Naturalmente hanno bisogno d’aiuto e chi ha voglia può scrivere per saperne di più direttamente a

Padre Pietro:         fiasco12300@yahoo.it

 

1 maggio 2007,

parto da Las Palmas con vento teso, molto teso tra le isole. Molto lavoro con mare incrociato durante la prima notte, ho dovuto strambare cinque o sei volte finché al mattino successivo non si è stabilizzato l'aliseo di nord est.

Mi ricordo bene che anche in passato ho sempre avuto dei problemi intorno alle isole Canarie. Le isole fanno rinforzare, deviare e anche calmare i venti. È necessario spostarsi di almeno 50 miglia per ritrovare i flussi d'aria con una certa regolarità.

Passo di nuovo giorni tranquilli, da 15 a 20 kt da nord est, vela di prua tangonata  e randa con una robusta ritenuta per non farla sbattere troppo contro il sartiame.

 

4 maggio 2007, 24° 31 nord, 18° 34 ovest

la superficie degli oceani è enorme, le rotte commerciali sono ben definite e  in questo momento non riesco a credere ai miei occhi. Prima lo vedevo solo sul radar, e pensavo ad un falso eco. Poi ad occhi nudi, un due alberi che arriva dalla direzione opposta a motore, picchiando forte contro un'onda di circa 3 m.

La “Patagonia Ice Lady”, che avevo già incontrato alla radio. Non potevo immaginarmi che si trattasse di un motorsailer di 43 metri e  1800 cavalli installati. Chiamo con il VHF,  mi passano a meno di 100 m. rispondono, è Marcello, argentino, che in questo momento è alla timoneria. Anni fa lavorava per un'industria aeronautica italiana. Mi racconta che normalmente viaggiano in Antartide dove fanno ricerca sui cambiamenti climatici. In questo momento vanno a Tenerife, Valencia e in Italia per far conoscere il loro progetto. Penso che sarebbe bello poter ospitarli qualche giorno nel porto di Savona, come la pensi a proposito?

 

8 maggio 2007, 17° 27 nord, 23° 45 ovest

ritengo che la navigazione dalle Canarie verso capo verde e una delle più belle che possa esistere. L'aliseo rimane sempre costante, non cambia direzione, e regolato le vele, si prosegue giorno e notte con medie più che sufficienti. Stando soli in barca, si possono raggiungere da 100 a 140 miglia, sarebbe possibile fare di più, rischiando però di strambare ogni tanto, involontariamente a causa di un'onda più alta delle solite.

Così, all’ottavo giorno di navigazione tranquilla, sono approdato alle 21.00, con un buio pesto, nella rada di Tarafal sull'isola di San Nicolao. Ho percorso 903 miglia in sette giorni e 8 h.

 

9 maggio 2007

poche ore di sosta, giusto per scaricare il pacchi, prendere un caffè con padre Pietro e di nuovo in navigazione verso sud.

L'intenzione era di passare tra le isole di Fogo e Brava, un canale largo circa otto miglia che io chiamo:

“ la porta verso l'ignoto ”

mi spiego meglio, so bene che oltre le isole non cadrò dal piatto, lo sappiamo tutti, da secoli. Però in passato ho già navigato diverse volte verso sud, e mai avevo trovato il tempo che pensavo. Così anche questa volta e nonostante tutte le previsioni del caso. Se prima di arrivare a Fogo viaggiavo con tre mani e poco Yankee, nel canale erano bastati da 7 a 8 m² dello Yankee, e a 10 miglia dalle isole mi trovavo in calma piatta.

All'altezza di Fogo non cambia solo il vento, ma con il vento da nord-est arriva normalmente anche la sabbia. Sai, come quando ogni tanto, dopo esserci stato il libeccio, si trova una leggera patina di rosso sulle barche, qui il fenomeno e alla ennesima potenza. Non ti posso dire se alla seconda, terza o quarta. Il fatto è, che la barca si è trasformata. La tuga è diventata rossa, negli angoli ci sono millimetri di sabbia, le scotte e drizze sono diventate di due colori, l'albero e tutto quello esposto sopra vento sembra arrugginito. Il pannello solare che è particolarmente sensibile allo sporco, ha smesso di produrre. Un disastro totale che si risolverà, forse, con gli scrosci d'acqua dolce che mi attendo nella zona dell'equatore. In caso contrario mi porterò tutta la sabbia, anche quella che ho in mezzo ai denti, fino a Salvador.

L’erosione è enorme, e tutte le volte che passo mi chiedo: ma quante centinaia o migliaia di tonnellate di sabbia partono quotidianamente da ogni isola, ma quanto tempo ci vorrà per far sparire tutto l'arcipelago.

 

11 maggio 2007, 14° 02 nord, 24° 37 ovest

nessun evento particolare, nessun record di percorrenza, comunque è una data da ricordarsi. Sono esattamente due mesi da quando sono partito dalla Guadalupe e ho navigato per quasi 5000 miglia. Ho attraversato il nord Atlantico a cavallo dell'inverno e della primavera, faceva molto freddo e il mare non era sempre piacevole. Adesso il caldo prevale sul freddo, e purtroppo le calme prevalgono sui venti tesi. Mi devo adeguare al tempo, e per essere sincero, sono anche stanco.

 

12 maggio 2007, 12° 36 nord, 24° 35 ovest

la situazione non è cambiata di molto, l'aliseo una settimana fa ancora robusto si è addormentato. La zona intertropicale, normalmente tra 4° è 8° nord si è ritirato fino all'equatore, e io combatto con venti assai deboli che mi hanno costretto di issare lo spi.

Tanto lavoro per guadagnare un nodo. Normalmente sono sempre restio, ho poca voglia di trafficare a prua, ma non potevo fare a meno. Devo pure superare le quasi 800 miglia che mi separano dall’aliseo da sud-est.

Non so se anche a te capita, a me, quando sono in mezzo ad una burrasca e faccio 5 o 6 kt, ho l'impressione di volare. Quando invece scivolo senza alcun movimento su una superficie che assomiglia ad una pozzanghera d'olio e con una velocità di quattro nodi, mi sembra d’essere fermo. Ogni 5 min osservo il GPS per controllare se effettivamente mi muovo, oppure... In quelle condizioni e nonostante le miglia fatte mi meraviglio, quasi non ci credo di essere in viaggio.

Ieri pomeriggio ero sdraiato in cuccetta, la barca si trascinava lentamente verso sud. Lo sai bene che in mare aumenta la sensibilità ai movimenti e rumori. Istintivamente sentivo qualcosa, ma non mi spiegavo cosa, e ho dovuto alzarmi per vedere. La sorpresa era grande. Sono ormai abituato a vedere delfini in gran numero, ma ieri era diverso. Un gruppo di, credo che si chiamano Granpus, fanno parte della famiglia dei delfini, ma sono molto più grandi, nuotava intorno al Maus. I libri parlano che possono raggiungere la considerevole lunghezza da 2,5 a 3,5 metri. Quelli che avevo intorno alla barca, avevano la dimensione, almeno mi sembrava, ben maggiore. La loro lunghezza  superava la metà della lunghezza del Maus. Li ho potuto osservare e fotografare, si strisciavano sulla fiancata, sull'opera viva. Poi uno  era particolarmente interessato, stava sempre sotto la pala del timone a vento con la pancia verso l'alto. Chissà se era riuscito a soddisfare la sua curiosità? tutto il gruppo è rimasto per oltre 30 minuti prima di riprendere il loro cammino verso l'ignoto. Che animali stupendi.

 

16 maggio 2007, 7° 00 nord, 25° 00 ovest

Ho fatto molta fatica, come vedi sono a 7° nord e negli ultimi quattro giorni mi sono spostato di appena 5° e 30’ verso sud, sono proprio pochi. Paragonando il tempo a quello che ottenne, 110 anni fa, Josua Slocum, sono tanti. Lui per superare 5° aveva impiegato ben 10 giorni, non aveva il motore, ma in compenso una randa che per una barca di appena 11 m era di oltre 80 m². Per fortuna non devo combattere con una tale randa, ma ho il motore.

Peccato, ho incontrato una situazione strana. Solo 10 giorni fa l'aliseo di nord-est arrivava quasi a 5° nord, e già a 4° nord entrava l'aliseo di sud-est. Le calme erano larghe meno di 60 miglia.

Questa volta, appena partito da San Nicolao, un cuneo di bassa pressione che si trova normalmente sopra il deserto del Sahara si è ritirato verso l'Africa e  ha fatto livellare la pressione in tutta la zona a 1014 mbar per ben 800 miglia di latitudine, con il risultato che ho dovuto subire la tiritera di spinnaker su, spinnaker giù, vele a farfalla, acceso il motore e spento le motore. Infatti, le medie, ottime dalle Canarie fino a Capo Verde, sono scese notevolmente. Tutto sommato non sarebbe così grave, se non ci fosse il problema delle notti. Non posso mica navigare senza luci di navigazione che servono poco. Più importante, e non dover navigare senza l'ausilio del radar, “vedere” è la parola d'ordine!

L'unica soluzione accettabile era di navigare di giorno a vela con lo spinnaker, presumo che anche il più addormentato ufficiale di guardia si accorga di quella bolla enorme rossa in mezzo all'oceano. Di notte invece attaccare il motore per aver l'energia sufficiente.

Peccato, con questo sistema, che mi è stato imposto dalla situazione, ho fatto più ore di motore in questi ultimi giorni che su tutto il percorso attraverso il nord Atlantico.

Non importa, osservo attentamente da giorni le carte sinottiche e vedo che la situazione sta di nuovo cambiando. Ho visto che l'aliseo da sud-est guadagna in latitudine mentre quello da nord est sta scendendo. In questo momento navigo con lo spinnaker che mi permette di proseguire con rapidità… verso sud.

Per capire tutto quanto non serve solo la carta sinottica, basta aprire gli occhi e allungare le orecchie. Giorni fa, senza essere stato nuvoloso, non si vedeva l'orizzonte, il sole, anche a mezzogiorno, rimaneva come un disco giallo pallido sullo zenit. Si poteva guardarlo direttamente senza occhiali da sole. Tutto il cielo era velato. Poi da ieri è diventato più nitido, più chiaro e da sud si fa sentire l'onda lunga bassa senza dare fastidio. Tutto quanto fa capire che a qualche centinaio di miglia esiste il vento, ed è quello che attendo che farà galoppare il Maus. Penso che il peggio sia passato e che da adesso in poi consumerò ben poca nafta, la speranza è sempre l’ultima a morire.

 

21 maggio 2007, 2° nord, 25° ovest

Pensavo, attendevo, speravo...inutilmente.

In questi ultimi giorni assomigliavo più a Fantozzi, e non ad uno che faceva una crociera a vela. Con la tipica lentezza di chi doveva fare attenzione al consumo di carburante, mi spostavo verso sud. 

Purtroppo, contemporaneamente a me, i centri dell'alta pressione, in pratica quella delle Azzorre scendeva lentamente verso sud e portava il vento alle zone dove io ero passato e che erano in perfetta calma qualche giorno prima, mentre quella che staziona sull’Atlantico del sud e crea il famoso aliseo da sud-est che si dovrebbe estendere fino a 4 a 7° nord, si era spostata verso sud.

Tutto ciò con la spiacevole conseguenza, che io sono rimasto, e mi trovo tuttora, nelle calme.

In pratica da 12° nord fino all'equatore, che vorrei raggiungere entro un paio di giorni, non ho avuto vento.

 Fin qui pazienza, però con questo mutamento, mi sono anche subito gli scrosci e le piogge torrenziali che sono famose per queste zone. Dal 19 pomeriggio fino a questa mattina, ha piovuto ininterrottamente, con l'unico vantaggio che non dovrò più salire sull'albero perché tutta la sabbia di Capo Verde se n'è andata.

Con questa situazione anomala, anche le correnti si devono essere modificate. Dico si devono, perché grazie al GPS si sa quasi tutto. Pensa, l'altra notte senza vento e pioggia, ero così stufo di andare a motore, viaggiavo da 1,5 a 2 kt e ritenevo di aver preso qualche rete sotto il timone a vento faccendomi rallentare. Volevo spegnere tutto, dormire e attendere il mattino per poter controllare. Subito dopo aver spento il motore, con la barca ferma e io fradicio, credevo di non vedere bene: deviavo a circa 2 kt verso nord ovest.

Chiaro che ho dovuto riprendere il cammino, l’enigma era risolto e le medie talmente basse degli ultimi giorni (75, 63 e 51 miglia) hanno avuto una loro ragione e spiegazione logica.

Per fortuna vedo adesso, che l’alta spinge da sud verso nord, già in questo momento nella zona intorno + / -  0° ci sono da 10 a 12 kt da sud-est, spero di raggiungerli velocemente, la dove dovrei camminare abbastanza bene. Qualche miglio più a sud la situazione dovrebbe ancora migliorare, perché il vento secondo le previsioni arriva da est sud est e potrebbe raggiungere anche i 15 kt.

Queste sono le previsioni, la realtà come sarà?

Mancano ancora 1400 miglia e devo iniziare ad economizzare il carburante, non trovo distributori lungo la mia rotta.

 

24 maggio 2007, 00° 00 nord, 26° 00 ovest

Proseguo con la navigazione...lenta verso sud, d'altra parte devo proseguire perché non ho ripari nelle vicinanze. Però come vedi, la navigazione è proprio lenta. Quello che l'altro giorno avevo accennato non si è avverato, anzi è di nuovo peggiorato. Mentre io viaggio verso sud, anche l'alta dell’Atlantico meridionale, continua a muoversi verso sud. Le isobare sono sempre più distanti tra loro e il vento rimane debole.

Nella sfortuna di questa situazione, sono però consapevole d’essere fortunato. Dico così, perché prendo tutti giorni le carte meteo e almeno, anche senza grossa soddisfazione, posso seguire l'evoluzione.

Parlavo già dei record negativi, 58, 70, 52, e oggi 43 miglia, ho fatto un capolavoro. Ieri sera alle 18, navigando tra uno e 2 kt, mi mancavano ancora 12 miglia per raggiungere l'equatore. Sai, arrivano momenti che con tutta la buona volontà e pazienza non ce la fai più. La barca ferma o quasi, la giornata difficile per il tanto lavoro sulle vele che è molto superiore nelle calme e non nelle burrasche, ho mandato al diavolo tutto quanto, ho preso quella bella vecchia lampada a petrolio, l’ho accesa e appesa bene in alto. Dopodiché sono andato a dormire.

Dimenticavo, contro tutti i miei principi, ma per mancanza di fonti energetiche, avevo spento anche il radar. D'altra parte ero fermo, come se fossi stato all’ancora in mezzo all'oceano.

Dormire fa sempre bene e alle quattro di questa mattina sbattevano le vele, erano tornati 10 kt e la barca si trovava a quattro miglia dall'equatore. Avevo fatto ben otto miglia in 10 h!!!

La tradizione, anche se oggi poco seguita, impone una piccola festa al passaggio: Nettuno ha avuto un bel sorso di vino ”Caravella”, il nome si adatta allo scopo. Eolo, non ha dovuto rimanere a secco, anche se per dire la verità, a partire da Capo Verde non mi ha dato molto aiuto.

Ieri, oltre a tutti i problemi di vele, di mancanza di vento e di caldo umido, ho dovuto cambiare i filtri nafta. Lo volevo fare a Salvador, ma le tante ore di motore fatti in queste ultime due settimane mi hanno suggerito di anticipare. Non è un lavoro difficile, basta seguire poche regole e dopo, se non si creano imprevisti, il motore riparte.

Si tratta però sempre del: se non...imprevisti. Purtroppo quelli ci sono stati, ieri pomeriggio pensavo già di dover diventare velista puro, pensavo che la pompa manuale di spurgo era guasta. Dopo aver sostituito il filtro, il prefiltro e pulito il separatore d'acqua, ho iniziato a pompare. Ho continuato, ma la nafta non arrivava più, non ne voleva sapere, ed ero proprio sconfortato. Solo dopo diversi tentativi, controlli, smontaggio e montaggio del sistema, e tanta inventiva, avevo scoperto che il prefiltro di una nota marca che io certamente non utilizzerò mai più, era difettoso. La pompa a mano invece di aspirare nafta, aspirava aria!

A distanza di 24 h posso anche ridere, ma ieri non n’avevo proprio voglia. Sono ancora a 1200 miglia da Salvador e, nonostante il poco carburante che ho nei serbatoi, è sempre meglio un motore funzionante che uno da ornamento.

 

25 maggio 2007, 1° 30 a sud, 26° 40 ovest

Anni fa un amico che oggi ha probabilmente il più bel Baglietto 19 m “stagionato”, vecchio sarebbe un'offesa, mi disse: “Sai Manfred tu non sei come tutti i velisti, ho scoperto che sei un uomo che ama il mare, e sei come tutti noi”.

Queste parole mi hanno fatto riflettere, ed evidentemente aveva ragione, sono come tutti quelli che amano veramente il mare, sono romantico.

Le belle barche d'epoca mi piacciono, le belle barche attuali mi piacciono anche, con veramente poche eccezioni. Gli accessori, studiati, perfezionati e anche se non sempre funzionali, attirano la mia attenzione. Sono un sognatore che anche in mezzo al mare, sogna ancora il mare.

La vita professionale mi ha però portato di vedere tutto anche sotto un punto di vista razionale. E qui iniziano le prime incertezze. Nel terzo millennio, non ha più senso attraversare gli oceani a vela, non esistono più terre da scoprire, e sarebbe possibile fare gli stessi giri con una barca a motore ben attrezzata. Sarebbe meno faticoso, garantirebbe una maggior regolarità degli spostamenti, e alla fine dei conti, credo che la spesa da affrontare non sarebbe certamente superiore a quella di una barca a vela.

Non ho intenzione a distruggere sogni nascosti, cullati per decenni da innumerevoli velisti. Vorrei piuttosto tornare al vedere tutto quello che gira intorno alle barche con un occhio romantico e uno razionale.

Prima ho parlato di barche e accessori. Chi non ha sognato di cavalcare le onde atlantiche con la propria barca. Il timone a vento montato, che lavora giorno e notte tutto da solo. In fondo lo hanno fatto anche i grandi del passato. Guardando gli archivi non si trova una barca importante degli anni 60 o 70, che non aveva un tale meccanismo montato sullo specchio di poppa. Proprio negli anni 70, l'avevo comprato anch'io, però è sempre rimasto un oggetto misterioso montato più per curiosità che per necessità sulle mie barche. Non mi ero mai posto dei problemi o fatto delle domande serie, ero contento di averlo e sembravo agli occhi di altrui, il possessore di una barca importante. Oggi però, con abbastanza esperienza fatta, ho utilizzato quel vecchio timone a vento per molte decine di migliaia di miglia, e per altre tante ho utilizzato uno di concezione più moderna, mi pongo le domande non fatte in precedenza e mi chiedo spesso se acquisterei un altro timone a vento.

Oggi, anche se è bello vederlo montato a poppa, da sempre un aspetto importante alla barca,  esistono delle valide alternative.

Non è vero che” il vento fa governare meglio”. Indubbiamente, non esiste il consumo d’energia elettrica, forse si rompe anche meno, forse bisogna fare meno attenzione ai salti di vento. Sono tutti forse, ma al contrario, la precisione, e le velocità ottenute che sono da mezzo ad un nodo superiore utilizzando quello elettronico, il prezzo che è il doppio rispetto al pilota automatico, non giustifica più l'acquisto di un timone a vento. Sarebbe meglio avere una bella scorta di pezzi di ricambio, meglio ancora un secondo sistema elettronico a bordo, dimenticando quell'aggeggio romantico da sognatore.

Organizzando oggi una barca da lunga crociera, e grazie all'esperienza fatta in questi anni, grazie anche per i piloti automatici che esistono sul mercato, opterei per una scelta razionale e non più romantica.

 

26 maggio 2007, 2° 30 a sud, 27° 30 ovest

Le difficoltà degli ultimi giorni sono un brutto ricordo. Non erano difficoltà vere, per la mancanza di vento, erano momenti poco piacevoli. Avevo sempre sostenuto, che in alto mare è più difficile combattere contro l'immobilità della barca e non contro i venti, alcune volte anche robusti.

Ero stanco, non solo fisicamente, sono quasi 60 giorni salvo le brevi soste a Horta e Las Palmas, che sono ininterrottamente in mare. Posso anche dire che non ho più il fisico, sto invecchiando. Oltre a quella stanchezza, il poco vento, il non avanzare, il..., e forse lo dovrei elencare per primo, dovevo anche diventare nonno. Bene, lo sono diventato, non so ancora se il giorno 24 o 25, la notizia mi è arrivata per mail da Riccardo e Pippo, poi via radio sono stato informato, dall'amico fraterno Pino. So che tutto è andato bene e che Sarah e Gaia, la nipote, stanno bene.

Ieri sera, appena ricevuto il mail mi sono sentito, credo come un locomotore a vapore al quale si toglie improvvisamente il vapore che lo tiene in vita. Ho chiuso tutto, ho aperto una bottiglia di vino e ho festeggiato Gaia, l'allegra. Dopo sono andato a dormire senza preoccuparmi troppo della rotta, dei venti, delle navi in transito e tutto il resto. Avevo fatto bene perché questa mattina avevo avuto la bella sorpresa che senza i miei continui interventi, Maus ha percorso durante la notte altre 50 miglia con soli 10 kt di vento apparente.

I festeggiamenti di ieri sera non potevano terminare, l’evento era troppo importante. E così questa mattina, appena terminata la prima colazione mi ero affacciato al pozzetto e pensavo di non vedere bene. Il vento non era aumentato, le onde uguali ad ieri sera, ma il mare sembrava in burrasca. Spruzzi e piccole onde a vista d'occhio, migliaia di dorsi di delfini, Granpus, che nuotavano paralleli alla barca. In 35 anni che vado per mare, non ho mai visto un tale spettacolo. Non è facile rendersene conto, ma ho filmato e fotografato, la superficie del mare sembrava tutto in movimento di corpi neri. Dal pozzetto sentivo decine d’animali respirare contemporaneamente. Circa 30 min di film e 250 foto sono i miei testimoni di come i delfini hanno voluto festeggiare per circa 3 h la nascita di mia nipote. A questo punto mi chiedo: ma chi li ha informati?

 

1 giugno 2007, 10° 00 sud, 33° 50 ovest

Da quando l'ultima volta ho preso la penna in mano ho fatto parecchia strada. Qualche giorno di tipico aliseo da sud est, da 10 a 12 kt mi hanno fatto proseguire con allegria e senza problemi. Ho pensato che finalmente Eolo mi desse quello che prima si era tenuto gelosamente per sé. Ho anche pensato che Yemanja, la dea del mare brasiliana, e descritta tanto bene nei libri di Jorge Amado non avesse l'intenzione di farmi proseguire. Ma anche da noi la Bibbia lo dice: dopo i tempi magri e arriveranno quelli grassi.

Per me non poteva essere diverso, ho visto da qualche giorno che i sistemi del sud e Nord Atlantico stavano di nuovo mutando, è poco consueto in questa zona. E sempre quando accadde, i venti e temporali sono in rapido aumento. In queste condizioni navigo da due giorni, anzi direi che tento di schivare un temporale dopo l'altro. Non sempre riesco ed è proprio l'altro giorno che mi era sembrato di entrare in una parete nera, tanto era buio intorno a me. Certo in queste condizioni ho il mio gran daffare. Però da ieri anche il vento è aumentato notevolmente soffia tra 20.e 30 nodi, purtroppo da sud sud est a sud est che mi costringe ad un'andatura di bolina larga. Con tre mani nella randa, il fiocco da cutter e lo Yankee quasi completamente sparito dalla superficie, riesco malapena tenere da 60 a 80°. Mi dirai che non è un gran che, non è così, si tratta di un'andatura difficile. Il mare intorno a me è bianco e le onde superano i 3 metri, la vita a bordo è abbastanza movimentata e l'interno senza poter aprire qualche boccaporto rimane caldo umido. In queste condizioni è anche difficile restare in pozzetto per i frangenti che ogni tanto lo inondano.

Ieri sera, tra un temporale e l'altro, si era aperto il cielo con la luna quasi al pieno del suo splendore. Illuminava tutto quello che non era coperto dalle nuvole. Proprio mentre stavo la, seduto, osservando, ho visto arrivare un uccello. Non so di che razza si trattava, ma era quasi grande come un nostro gabbiano, più affusolata e di colore marrone. Evidentemente stava cercando un posto dove poter posarsi per la notte. Capita anche dalle nostre parti che gli uccelli durante le ore notturne prendono residenza sulle barche o navi che sono in transito. Quello sfortunato di ieri sera continuava a voler atterrare a poppa, sopra il pannello solare, in vicinanza del generatore eolico. Proprio non ho fatto in tempo a fermarlo perché l’uccello si ha fatto prendere dalle pale, che a volte possono girare anche fino a 2500 giri il minuto. Mi dispiace per lui, ha fatto una brutta fine ed è la prima volta che mi era capitato una cosa del genere. Quando vedo uccelli che volano attorno alla barca ma soprattutto intorno alla poppa lo spengo sempre. Lo spengo perché non ho intenzione di ferire o ammazzare, però lo spengo anche per un motivo non da altruista, non ho nemmeno voglia di danneggiare le pale dell'eolico. Si, quel poveraccio ha fatto una fine stupida, come lo fanno gli innumerevoli pesci volanti che raccolgo tutte le mattine in coperta.

 

3 giugno 2007, 110° 48 sud, 36° 27 ovest,

Tutte storie, non sono arrivati i sette giorni buoni, sono ancora in mare e proseguo a due, e anche meno nodi con circa 5 kt di vento da sud est. Mi mancano 150 miglia, e in questo momento credo che sia la corrente che mi fa procedere a questa velocità folle. Potrei accendere il motore, ho ancora circa 140 litri di gasolio a disposizione, ma disturberei la calma immensa che mi circonda, ho deciso che andrò avanti con questo ritmo naturale.

Dicevo, che mi trovo a circa 150 miglia da Salvador che è una città enorme. Penso che nessuno conosce i numeri esatti, però si parla che abbia oltre 12 milioni d’abitanti. L'anno scorso, arrivando da sud est ho visto i riflessi della sua luce già a 70 miglia prima dell'arrivo. Adesso che mi avvicino da nord est, la direzione nella quale si estende la città, non è da escludere che già questa notte potrò vedere i primi bagliori anche a più di 100 miglia. Sarà una notte splendida.

Nelle mie condizioni molti sarebbero disperati, io non lo sono, anzi proprio oggi sono allegro e ti racconto il motivo.

Devo premettere che i cibi freschi sono rimasti ben pochi. Qualche fettina di carne, sei uova, formaggi vari e una testa di crauti ormai ben ridotta. I crauti vanno molto bene in barca, si conservano a lungo, e mano mano si prelevano sempre le foglie esterne che sarebbero i primi ad andare in malora.

Prima di pranzo, considerando quello che era a mia disposizione, pensavo che cosa avrei potuto preparare per riempire lo stomaco e soddisfare lo spirito. A questo punto, mi era venuto in mente un film, un western all'italiana che aveva come protagonisti due fratelli. I due non potevano essere più diversi tra loro, si comportavano sempre da primitivi, uno picchiava forte, e l'altro lo faceva con astuzia. Quelle rare volte che tornavano a casa mangiavano delle grandi scodelle di fagioli. Oggi, proprio ricordandomi loro due, mi ero preparato  una scodella con fagioli e uova. Quel vecchio film mi ha suggerito il menù domenicale! Per fortuna nessuno mi ha visto, mi avrebbero potuto scambiare per uno dei due fratelli. Credo che stando tanto tempo in mare, l'uomo si riduce all'essenziale, se non al primitivo. Dove è la differenza, dipende sempre di chi lo giudica. Per fortuna, alla fine si torna ad essere uomini di terra e si riprende presto le abitudini che tanto ci sono care.

 

5 giugno 2007 - ore 12.00

sono arrivato, il viaggio era lungo, ma soprattutto lento. Non importa, sono qui e fra poco inizieranno i lavori necessari per poter solcare verso nuovi orizzonti.

 

Un caro saluto a tutti

Manfred

 

From: . . .omissis . . .@sailmail.com

To: "LNI Savona" <lni@leganavale.savona.it>

Sent: Tuesday, June 05, 2007 1:37 AM

Subject: domani...

 

ciao Carlo, domani arriverò a Salvador concludendo la nona traversata e quinta dell'equatore, tutto bene , ma sono stanco, dal 11 di marzo ho fatto più di

7200 miglia, troppe. un saluto a tutti    manfred

 

 

From: . . .omissis . . .@sailmail.com

To: "LNI Savona" <lni@leganavale.savona.it>

Sent: Monday, May 07, 2007 9:41 PM

Subject: a 150 mg da C Verde

 

ciao Carlo e tutti della Lega, solo 6 giorni fa sono partito dalle Canarie,

dopodomani dovrò consegnare diversi pacchi ai frati francescani a S Nicolao,

e dopo poche ore metterò la prua su Salvador, altre 2400 miglia di aliseo. A

bordo tutto bene, faccio da 130 a 150 mg nelle 24 ore. ci vediamo i primi di

luglio    salutoni    manfred

 

 

 

From:  . . .omissis . . .@sailmail.com

To: "LNI Savona" <lni@leganavale.savona.it>

Sent: Wednesday, April 18, 2007 8:20 AM

Subject: Re: a ca 500 mg da las palmas

 

caro Carlo, vado avanti, penso che il brutto tempo è alle spalle, sono nel

centro dell'alta, vento da 10 a 15 nodi, medie di 100 miglia, ma tutto tranquillo.

il 28 d'aprile viene la Rai 3, italia ambiente, per riprendere Maus in

navigazione e preparare il servizio South Georgia. un abbraccio a tutti

manfred

 

 

From: <manfredm@tin.it>

To: <lni@leganavale.savona.it>

Sent: Saturday, April 07, 2007 11:37 AM

Subject: da Horta - Azzorre

 

Ciao Carlo e tutti gli amici che ricevono questo mail,

 

allego il resoconto della traversata Guadaloupe – Azzorre, tutto bene e

fra pochi giorni riparto verso Las Palmas

un abbraccio a tutti

Manfred

 

Ciao Carlo,

appena terminato una traversata ti scrivo, sono arrivato ieri a Horta, piove, fa freddo, il porto è vuoto, ma io sto nella cabina ben riscaldata e attendo il sole…….. qui in seguito il resoconto di una traversata quasi invernale.

 

13 marzo 2007

Solo due giorni fa, era il 11 di marzo, sono partito dalla solito marina, dalla solita isola, cioè dalla Guadalupe, qualche centinaia d’anni fa chiamata Satanaze. Non voglio scavare nella storia, le persone che ci abitano oggi non se lo meritano, e si vergognano del loro passato.  Senza voler ferire, ma  per onore di cronaca, bisogna dire che su quell'isola abitavano i più feroci cannibali di tutti i Caraibi. Lo scrive Colombo nei suoi libri di bordo, lo scrive Menzies nel suo libro che parla dei cinesi.

In ogni modo ho soggiornato per un paio di mesi, e devo confessare che non ho mai avuto il pur minimo timore di finire in un pentolone per diventare il pranzo di…..

Sono partito con un bel vento di sentina, perché sottovento all’isola predomina la calma piatta, e solo dopo aver doppiato la punta nord occidentale ho potuto spegnere il motore. Normalmente risalire i primi 5° verso nord non è difficile. L'aliseo soffia da est sud est e la corrente spinge con mezzo nodo verso nord ovest. Per me, questa volta, non era così, l'aliseo era quasi assente, mi faceva proseguire con molta lentezza, e le isole Antigua, Barbuda e tante altre, non avevano intenzione di sparire nella scia di poppa.

Quando la navigazione è così lenta, diventa difficile non cedere alla tentazione di accendere d’istinto il motore, difficile quando si fa meno di 2 kt.  In questi casi bisogna domandarsi: che senso avrebbe viaggiare a motore, sapendo che la meta dista più di 2500 miglia. L'uomo si deve adeguare e non può dominare.

Comunque bisogna trovare il lato positivo, e con il mare così calmo, rifletto volentieri. Penso agli amici che probabilmente avevano più fretta di me e hanno perso la loro barca. Si penso proprio a loro, perché è possibile perderla a casa nei mari adiacenti alle nostre coste, ma altrettanto anche qui.

Anni fa, l'amico Cesare l'ha persa in Corsica per uno scoglio non segnalato. Omero, secondo la sue parole, si era addormentato ed è andato per scogli all'entrata dello stretto di Gibilterra. Ambrosi, vecchio amico di Varazze, ha voluto amoreggiare con un reef ad Antigua, ha perso il bulbo e la barca è affondata. Per ultimo, poche settimane fa, Roberto si è incagliato sulle coste del Venezuela, e solo grazie alla barca d'acciaio non l’ha persa  del tutto. Da quel che so io, era rimasto ben tre giorni incastrato, ed ha preso dei colpi tremendi deformando lo scafo per una lunghezza di 6 m e una larghezza di due.

Per adesso ho parlato di navigatori nostrani, ma capita a tutti, anche a quelli molto esperti e senza voler raccontare i fatti eccellenti: Moetessier ha affondato tre barche, Dumas dopo aver fatto la circumnavigazione sotto i tre capi, è andato finire in spiaggia a poche miglia da casa sua. Recentemente cinque spagnoli, dico ben cinque, si sono arenati a Capo Verde, la canadese Patrizia, una donna di circa sessant'anni, è rimasta sull'arenile di Mindelo. Un altro amico che conosco da diversi anni, professore di matematica e fisica, Tierry con il suo Maracuja, splendida barca in alluminio di quasi 14 m, solo grazie alla sua chiglia mobile è riuscito a liberare la barca. Si era incagliato presso un atollo della Polinesia francese. Parlo sempre di barche da diporto dove gli skipper sono più o meno all'altezza della situazione, sanno perfettamente quello che dovrebbero fare per evitare le catastrofi. Però che dire dei capitani professionisti che nonostante le loro responsabilità si arenano? mi dispiace sentir parlare di quelle disavventure e mi chiedo sempre, potrebbe capitare anche a me? Dove e quando hanno abbassato la guardia per essere finiti in tale modo? Sono quasi sempre le coste, la vicinanza di terra che fanno abbassare il livello di guardia, sono pochi i casi di perdita totale in alto mare, Fogar, Falk e un amico comune che ha dovuto abbandonare l’imbarcazione tra Bermuda e le Azzorre per una avaria al timone con infiltrazione d’acqua.

Carlo questi sono pensieri che si fanno quando le condizioni del tempo lo permettono, al momento che il vento supera i 25 kt si pensa alla propria barca e alla sua sicurezza.

Qui non supera, e io dopo due giorni ho percorso solo 200 miglia. Nonostante quel poco progresso sono tranquillo, ho superato tutte le isole e le barriere coralline normalmente fatali alla navigazione da diporto, da qui in poi mi posso occupare del mio mezzo senza dover controllare le carte ogni 5 minuti

 

15 marzo 19 N   62 W

mi devo proprio occupare, forse sarebbe meglio dire, mi dovrei occupare! Ti spiego, sono due giorni che il vento non è più debole, è nemmeno da sud est da dove dovrebbe arrivare. Arriva con circa 20 kt da nord est, proprio sul muso. Questo mi costringe non solo ad un’andatura di bolina, contro 2 - 3 metri d'onda. Ma quello che è peggio, viaggio 60° fuori rotta. Per non immergere la prua, ho ridotto le vele (due mani alla randa e due nello Yankee) e la velocità soffre. Non riesco a superare le 100 miglia nelle 24 h e devo lasciare andare il Maus alla meglio, verso est. Per fortuna ho la cuccetta preferita, cioè quella che è facile da accedere, sottovento e posso riposare, leggere e aspettare.

Lo sai che è la prima volta che sono in viaggio con la possibilità di ricevere e spedire brevi mail. Non lo faccio con un sistema satellitare, ma semplicemente con la radio ad alta frequenza ( SSB ) e un modem, il tutto collegato con il computer di bordo. A differenza dei satelliti, bisogna attendere la propagazione e bisogna considerare la velocità di trasmissione che non è quella alla quale siamo abituati. Ricevo dal provider tutti i giorni la carta del Nord Atlantico con le alte e le basse, le frecce (grip) dei venti, e so che già domani il vento dovrebbe girare verso est, permettendomi di seguire una rotta più diretta e a una velocità superiore. Un bel traverso non sarebbe male per lo spirito. Non è giù, ma quando non si può seguire la propria rotta, si fa fatica a rimanere allegri, vale in mare, ma vale anche nella vita quotidiana

 

17 marzo 25 N, 59 W

com'era previsto è arrivato il vento giusto, prima da est e ho seguito una rotta per nord nord est, 145 miglia nelle 24 h mi hanno fatto proprio bene perché tutto si è svolto senza che il mare fosse aumentato troppo. Il Maus volava, su e giù e macinava miglia dopo miglia lungo una rotta quasi diretta verso Horta.

Su tutta la carta sinottica del Nord Atlantico non vedo una bassa pressione, ma in compenso quell’alta delle Azzorre si è ritirata verso nord est, mentre una seconda sta uscendo dal Canada. Probabilmente tenterà a congiungersi con quella delle Azzorre. Non mi piace, è vero che generalmente le alte portano bel tempo, ma in questo caso io mi troverei sul lato inferiore e lo sai bene che cosa significherebbe…… venti da nord est! Spero proprio, non saprei come, che sparisca nel nulla oppure torni da dove sta arrivando.

Il tempo, lo passo tranquillo, leggo, riposo e mangio. Per dire la verità, non ho tanta voglia di cucinare, sono proprio diventato un pigrone, faccio fatica a mettermi ai fornelli e vedo che aprire una scatoletta sia molto più semplice. Forse è un abitudine che si acquisisce nei tropici dove non si ha voglia di riscaldare l'interno della barca. La, già senza cucinare le temperature si aggirano sui 30 fino a 35°, ma vedrò più avanti come fare.

Dove navigo adesso, oltre a vedere tantissime alghe in superficie, non ho ancora visto un animale marino. Le tartarughe presenti qualche anno fa, sono sparite. Di delfini o balene, nemmeno l'ombra. In aria pochi uccelli, molto sporadici. Quasi non si vedono mai, ma proprio uno che non ha potuto fare a meno di osservare la mia barca, ha anche voluto vedere la robustezza del Windex. Il risultato è facile da immaginare, si è spaccata un’aletta e adesso, quello che è rimasto in alto è mal messo. Almeno la freccia esiste ancora, ed è meglio che niente.

Attraverso anche un punto cruciale, dove tutto il traffico commerciale dalla vecchia Europa verso Panama, dagli Usa verso il Sudamerica e Africa s’incrocia. Finora sono stato fortunato, ho incontrato solo due navi che puntualmente sono state rilevate dal radar, e che con altrettanta prontezza mi ha svegliato.

In questa vastità dell'oceano la solitudine non sembra esistere. È vero, sono solo all'inizio del viaggio, nel raggio di circa 600 miglia non ci sono terre, eppure non si ha l'impressione d’essere soli come l'ho sentita nel grande sud. Adesso ho scritto che per fortuna ho incontrato solo due navi, ma laggiù, dove sono stato l'anno scorso, per ben 3500 miglia non ne ho incontrato nemmeno una, e sarei stato felice se avessi avuto l'occasione.

 

18 marzo   25 N     58 W

la navigazione prosegue con il suo ritmo e tranquillità, passa giorno dopo giorno, notte dopo notte, e sento che la stanchezza non aumenta. L'unica cosa, una spalla mi fa particolarmente male, perché proprio due giorni prima di partire sono scivolato, e caduto su uno dei pontili disastrati della marina. Ho attenuato la caduta con la mano sinistra, però ho preso un contraccolpo nella spalla. Adesso che sono passati 10 giorni, e nonostante tutte le creme applicate, è sempre faticoso alzare il braccio, e m’impedisce di fare tante cose.

In queste condizioni non ho tanta voglia di terzarolare o ingrandire la randa, lavoro soprattutto sullo Yankee anche se ogni tanto, e lo so bene, sono mal invelato. Per adesso prevale il conforto e non il lavoro, la velocità si sposta in secondo piano.

Non sono certo che tu conosca la storia che ti voglio raccontare, siamo alla fine degli anni 70 con tre signori inglesi in tenera età. Il più giovane aveva a quell'epoca 75 anni compiuti!

Da sempre covavano il desiderio di attraversare l'Atlantico, un desiderio, che per diversi motivi non si era mai realizzato. Finalmente, e dopo tanta attesa, sono potuti partire con una barca di 9 m. Dopo oltre due mesi dalla partenza, i parenti hanno dato l'allarme, sembravano dispersi. Non era così, perché dopo quasi tre mesi sono approdati tranquillamente a S. Lucia. Al momento che la stampa gli ha chiesto come mai avevano impiegato tanto tempo, le traversate durano normalmente da 20 a 30 giorni, hanno risposto in tutta tranquillità: navigavamo senza fretta, senza autopilota, facevamo i turni di 3 h, e verso sera prendevamo il consueto tè. Dopo di che ammainavamo le vele e andavamo a dormire. Solo al mattino con il sorgere del sole, si proseguiva. ( Yachting Monthly 1978 o 79 )

Mi sento molto vicino a quei tre vecchietti, non per l'età, ma perché dispiace anche a me, dover interrompere il riposo notturno.

La notte, salvo per quelli che devono lavorare, è proprio fatta per riposarsi. A terra è più facile, basta spogliarsi, lavarsi, mettersi sotto le coperte, e spegnere la luce. Durante le lunghe crociere questo non è sempre realizzabile. Inizia con il rito di spogliarsi e lavarsi che è difficile e non sempre opportuno. Non bisogna dimenticarsi che durante la notte bisogna alzarsi qualche volta è controllare le vele e la rotta. Meglio non spogliarsi e nemmeno sprecare l'acqua! Peggio è quando manca il vento, si rimane nell’attesa e si subisce il rombo del motore. In quelle condizioni non è possibile fare a meno del vento di sentina. Non serve per spostarsi perché a 3 kt non si arriva lontani, però il suo alternatore fornisce l'energia necessaria per le comodità quotidiane.

Dicevo che mi sentivo vicino ai tre vecchietti inglesi e mi domando: avranno dormito senza il radar? Senza aver avuto un frigorifero? Senza…Saranno stati fatalisti senza preoccuparsi troppo. Ho conosciuto molti navigatori, diversi giovani, spensierati, con barche piccole che sono partiti senza motore. Per loro il problema non esisteva! Hanno semplicemente imitato i loro idoli, Moetessier, Erdmann… che non dovevano fare delle crociere, ma giri del mondo.

Secondo loro il motore non serviva! Non sono ancora arrivato a pensare così, ho sempre voglia di entrare nei porti, a motore e con sicurezza, ho ancora voglia di navigare di notte con il radar acceso, mi piacciono anche i cibi che normalmente conservo nel frigorifero, ma chissà come si evolverà la situazione.

 

20 marzo   28N   55 W

Domani inizia la primavera, come sarà? Qui in mezzo all'Atlantico non si vedono le mimose e nemmeno i tulipani, non ci sono le uova e nemmeno le colombe. Quello che forse ci sarà, se le previsioni saranno giuste, già da questa notte il vento dovrebbe aumentare e girare leggermente per arrivare da est, dovrò così bolinare e stringere non solo i denti.

L'idea non mi dispiace per niente perché sono giorni che navigo con bave inferiori ai 10 nodi, la velocità media è calata, e il problema che devo risolvere urgentemente, è quello dell'energia. Nessuno dei sistemi produce a sufficienza perché anche loro, hanno bisogno di velocità e vento per dare il loro meglio.

La situazione meteorologica, quella che ti avevo già accennato in precedenza, non è cambiata. L'alta che è uscita dal Canada si sposta ad una velocità di circa 400 miglia nelle 24 h, e se non dovesse cambiare traiettoria, si congiungerà con quella delle Azzorre. Per me significherà che, per i prossimi giorni dovrò accettare un'andatura prevalentemente di bolina che alla fine mi consentirà di raggiungere il lato superiore dell'alta. Raggiunta l’isobara di 1025, avrò finalmente i venti non più deboli, non più sul muso, ma moderati al lasco. Probabilmente sarà quell'andatura che mi porterà verso Horta, e che per adesso dista ancora 1500 miglia. Devo rimanere calmo con molta pazienza, e accontentarmi di 3,5 fino a 4 kt. Sono ben pochi, ma se fatti con regolarità diventano quasi 100 miglia al giorno, vale a dire la distanza da Savona a Macinaggio. Penso a questo, e mi chiedo: chi dei nostri velisti non sarebbe contento di poter fare una traversata fino in Corsica senza mai accendere il motore? Durante più di trent'anni da navigatore casalingo, con decine di traversate estive e invernali non ho mai avuto quella fortuna.

Sì Carlo, ogni traversata inizia, procede e finisce ad un certo momento. Qual è il momento più bello è difficile da stabilire. Probabilmente dipende dalle persone che la fanno.

Guardando in giro, sento spesso parlare delle traversate, spesso sono traversate future, immaginarie, sono sogni che le persone covano e con i quali convivono tranquillamente. Spesso, quando mi trovo in acque d'oltre oceano, si parla d’imminente traversate. Per la maggior parte delle persone significa ” rientrare”. Sono donne e uomini, coppie che hanno cullato sognato e realizzato un'impresa, e che guardando bene, impresa non è.

Proprio quando parlo con loro chiedo sempre: ma perché l’avete fatto, qual è stato il momento più bello?

Spesso mi accorgo, che non lo sanno, forse perché gli piacque tutto? Non lo posso credere, dalle loro parole e racconti, si sente che spesso sono presi d’ansie e incertezze. Forse non vogliono ammettere che il momento più bello sia stato la preparazione del progetto. Spesso non sanno rispondere alle mie domande, cambio discorso e gli racconto quanto mi piace stare in mezzo al mare. Spiego anche, che non mi piacerebbe per niente stare all’ancora nella baia più bella del mondo. Il risultato che ottengono: mi guardano come se fossi un marziano e non capiscono come si possa amare le lunghe navigazioni che per loro significano, sacrifici, sconforto, vita da eremita. Per me non è così, sono felice in mare aperto, ma altrettanto contento sono a terra, in compagnia degli amici. Tutto deve essere fatto, al momento giusto, e senza mai condannare l'una o l'altra scelta.

 

23 marzo   33 nord    55 ovest

Ho passato un paio di giorni con attività ridotta ad un minimo indispensabile. Non che improvvisamente sono diventato pigro, era la situazione che m’impediva quasi tutti i movimenti. Arrivo ai fatti. Le previsioni davano venti da nord est, non forti, circa 20 kt. Il nord est non mi era simpatico, Horta sta a 50°, però i 20 kt sono aumentati a 30 e anche 35, e il mare da nord est è diventato abbastanza alto. Ti puoi ben immaginare!

Ho dovuto scegliere una rotta alternativa, ca 345°, volevo raggiungere i venti occidentali che dovevano arrivare, almeno le statistiche lo dicono.

Tuttavia, da dopodomani, con l’avvicinarsi di una bassa da nord ovest, dovrei poter navigare al lasco. Parlo di dopodomani e non di adesso che la situazione è diversa. In questo momento il vento gira lentamente da nord est ad est e a sud est. Potrei cambiare la rotta, il vento me lo consentirebbe. Quello che me lo impedisce, meglio dire, che me lo fa ritardare è il mare. Le onde da nord est si devono calmare per fare spazio a quelle da est e successivamente sud est. Il tutto si svolge al rallentatore e con diverse ore di ritardo rispetto al vento. Bisogna abituarsi anche a questi ritmi e attese, per non trasformare la propria barca in uno specie di sottomarino in fase d'immersione.

Non ti ho mai parlato delle mie abitudini. La sera, quando sto a casa mia, leggo volentieri e non disdegno un bicchierino che mi fa dormire meglio.Qui invece dimezzo i bicchierini, non in frequenza ma in quantità e diventano assai modesti. Ho trovato un mezzo alternativo che sono i contatti radio con amici italiani che navigano e vivono nei Caraibi. Li sento proprio un'ora prima di coricarmi, Luigi, soprannominato sindaco delle Bahamas, Enzo che vive da anni alle isole San Blas, Vincenzo, Massimiliano, nonno Beppe e tanti altri che non ti posso citare tutti. Sono troppi e tutti simpatici. Sono proprio loro il sostitutivo del bicchierino della buona notte, e sono loro il mio contatto quotidiano con il mondo esterno.

 

27 marzo, 35° nord 48° ovest

Dopo il vento forte da nord est ho avuto un giorni di tregua, 15 kt da sud est, perfetto per quello che mi serviva.

Siamo ancora a marzo, non è il momento giusto per attraversare, quasi tutti rientrano tra maggio e giugno e lo sanno perché. Lo sapevo anch'io. Ho voluto anticipare e non mi potevo aspettare condizioni ideali. Infatti, dopo le giornate con relativa calma, si è avvicinato con gran fretta una bassa che aveva il suo minimo di ben 995 mbar. Peccato, mi ha di nuovo costretto a deviare, con 30 a 40 kt da nord nord ovest, non ho potuto fare diversamente e ho fatto rotta che variava da 90 a 120°. Il mare era abbastanza alto, da tre a 5 m e la velocità mia piuttosto bassa, da 4 a 5kt. A tuttora viaggio solo con il 40% dello Yankee!

Le previsioni danno vento in diminuzione, domani dovrebbe essere sui 20 kt da ovest, girando in seguito a sud ovest. Saranno giorni buoni per risalire è avvicinarmi ? sinceramente me l'aspettavo non facile, però così non lo potevo immaginare.

 

28 marzo, 35° nord 46° ovest

Dopo la bufera arriva la calma, qui la calma si è manifestata con calma di vento mentre il mare è rimasto. La barca, sempre con poca vela a riva, rolla e fa fatica ad avanzare. Credo che quest’argomento, merita una riflessione particolare, si tratta di una situazione che tocca a tutti noi.

Sento spesso gli amici con barche più grandi, più leggere, ma soprattutto con più persone a bordo. Parlano di medie che io posso solo sognare. Proprio in questo momento ho parlato con uno che naviga attualmente tra il canale di Panama e le isole Galapagos su una barca di circa 14 m con diverse persone a bordo. Mi parlava di spinnaker su e in giù, cambio di vele e altri lavori necessari. Alla fine raccontava che durante l'ultima notte la drizza dello spinnaker si è rotta. La vela è andato a finire in acqua, sotto la barca! L'hanno recuperata dopo aver lavorato per oltre un'ora, al buio pesto e tutti bagnati. Come ha detto: non era uno scherzo.

Me l’ho posso benissimo immaginare e mi chiedo: e se fosse successo a me, come avrei potuto recuperarla? Ed è chiaro, non ho la loro età, non ho la loro barca, non ho il loro fisico e sono da solo, devo pensare di amministrare le mie forze e non stancarmi troppo. Per forza che navigo spesso sotto invelato, non faccio le loro medie, ma sono in mezzo al mare con l'orizzonte libero a 360°, e arrivare un giorno prima oppure un giorno dopo poco importa. Sono convinto che quando il viaggio diventa la meta, si assapora ogni minuto di una lunga crociera.

A questo punto 6, 4 o 3 kt, vanno sempre bene. Il momento attuale sarebbe ideale di issare lo spinnaker, ho circa 10 kt da sud ovest, ma ho scelto una soluzione diversa: la farfalla. Non viaggio a sei, solo a 4,5 kt e come dice un'antica canzone dei marinai del Mare del Nord: ”rolling home…rolling home”. A differenza dei marinai che la cantavano sulle navi a vele quadre, io non vado ancora a casa, come sai lascerò la barca in Brasile da dove prenderò un aereo.

 

1 aprile 36° nord, 39° ovest

Scherzo d'aprile, e lo potrei dire se tutto il viaggio fin qui fosse stato facile. Non lo era, però da ieri è diventato ancora più impegnativo.

La bassa che si trovava in alto, e che osservavo da diversi giorni, si è spinta giù. Ha creato un canale d’isobare, strette una all'altra, e la previsione dei venti per oggi e domani, era da 30 a 40 kt da sud sud est.

Ho tenuto duro fino a questa mattina quando per forza di cose ho dovuto ammainare la randa. La barca anche a causa delle onde era diventata ingovernabile. Adesso che viaggio solo con la trinchetta, ho ridotto la velocità, ho perso qualche grado, ma all'interno del mio eroe è tornata la calma. Salvo qualche colpo d’onda frangente contro lo scafo, che ogni tanto arriva anche nel pozzetto, non esistono altri rumori. Potrei ancora migliorare la situazione cambiando la mia rotta di 10 o 15°. Non è possibile, non lo faccio almeno per il momento per non perdere altri gradi di latitudine e portarmi troppo fuori rotta.

Non posso stare sempre sotto coperta, ogni tanto una boccata d'aria fresca ci vuole. Proprio in quei rari momenti che mi spingo con la testa e le spalle fuori dal boccaporto rimango sempre affascinato dallo spettacolo straordinario. Mi chiedo: come fa Maus a cavarsela così splendidamente? L'interno non solo è tranquillo, è anche ben riscaldato e nonostante il tempo gramo non esiste l'umidità.

Da domani notte dovrebbe migliorare e potrò tornare alla normalità. Adesso mi mancano ancora 480 miglia, non faccio ancora previsioni, ma mi sembra che il più sia fatto.

 

3 aprile, 36° nord, 31° ovest

La burrasca dell'altro giorno si è calmata, è arrivata la quiete e con meno di 3 kt sono andato avanti tutto il giorno. Tutte le volte che debba accendere il motore mi dispiace. Purtroppo l’ho dovuto mettere in moto per alcune ore, altrimenti avrei dovuto spegnere il radar.

Il vento è tornato, proseguo di al lasco a cinque e anche a 6 kt. Quello che guasta la festa, è la pioggia e sono i temporali. Soprattutto di notte mi costringono ad alzarmi spesso per regolare le vele e la rotta.Mi mancano 220 miglia fino a Horta. Miglia che potrebbero essere percorse entro dopodomani mattina. Come i pescatori, anch'io spero, e spero ancora che la velocità possa aumentare, potrei in tal caso arrivare anche qualche ora prima.

L'altro giorno, al termine della bufera, con onde alte e ripide provenienti da tutte le direzioni, non funzionava l'autopilota. Pensavo che un componente elettronico avesse ceduto. Niente affatto, si è rotta una saldatura sul braccio inox che è azionato dall’autopilota. Quello  che deve muovere la pala del timone. In vita mia ho conosciuto molti presuntuosi, gente che sapeva già tutto. Però mai ho incontrato un imbecille come quel carpentiere di Tenerife che mi aveva fatto il braccio. Purtroppo quando la costruzione è saldata, non si vede la profondità delle saldatura, non si sa se è robusto sufficiente per tenere gli sforzi. Adesso dopo aver visto il guaio, mi meraviglio che le due saldature non abbiano ceduto fin dal primo momento. Pazienza, non ho il più il pilota principale, per fortuna avevo uno piccolo di rispetto che in caso di necessità poteva lavorare sul timone a vento.

Volo, non nel senso della parola, ma sono molto veloce, le ultime 6 h ho fatto ben 38 miglia. Sembra che il Maus senta l'odore di stalla e si dia da fare per arrivare presto.

 

4 aprile, 38° nord, 30° ovest

Horta si avvicina a grandi passi, sono le 13 e mancano 64 miglia. Se fossero 64 da fare a motore, sarebbero circa 20 h. Non è così, il vento favorevole che mi ha raggiunto l'altro giorno, dovrebbe rimanere fino a dopodomani quando sarò da parecchio tempo all'ormeggio. Spero proprio di arrivare con un atterraggio notturno entro 13 oppure 14 h. Le Azzorre sono isole non da paragonare con quelle carraibiche. Certo fa più freddo, il tempo e più ostile, ma al largo dell'isola non ci sono le barriere coralline, sempre in agguato per cogliere il minimo errore degli skipper. I pericoli ci sono anche qui, sono i venti forti del Nord Atlantico che si fanno gioco delle barche, tentando di buttarle sulle rocce. Non sempre permettono un atterraggio in sicurezza.

Proprio per i venti violenti, non solo alle Azzorre, un celebre inglese di nome Lesile Williams, solitario di 68 anni era quasi morto di fame.

La storia è la seguente:

Leslie era partito con una Contessa 32 dalla Nuova Zelanda, ha doppiato Capo Hoorn e aveva in programma di fare rifornimento alle Falklands. Arrivato però in zona, il tempo era così brutto, senza una posizione certa, non poteva rischiare un atterraggio a Port Stanley. Dopo un minuzioso inventario di tutti i viveri si era detto: faccio economia è posso arrivare fino alle Azzorre.

Per sua sfortuna, anche qui, con venti violentissimi da est è stato ributtato verso nord ovest e non poteva fare nient'altro che proseguire verso l'Inghilterra. Lassù nella sua madre patria, è arrivato dopo altre due settimane. La cura dimagrante non era più necessaria, gli ultimi cinque giorni era rimasto digiuno, e in tutto aveva perso ben 15 kg.

Bisogna però dire, che all'epoca, anche se non molto lontana, eravamo degli anni 80, era diverso. Non esistevano i mezzi che adesso, dopo pochi decenni, abbiamo a nostra disposizione. Con il GPS e il radar, siamo sempre certi della nostra posizione e non dipendiamo più dalle nostre abilità di maneggiare un sestante. Non importa più se il sole non si è fatto vedere da giorni, oppure il mare si presenta con onde alte come le montagne. La nostra posizione è sempre certa e la conosciamo alla perfezione il. Con cautela, possiamo rischiare un po' di più.

Come la vedo adesso, dovrò proprio fare un atterraggio notturno che però non mi preoccupo più di tanto. Il porto di Horta ha un ingresso molto largo ed è anche ben protetto. Arrivato all'interno della diga foranea mi dovrò accostare al molo della dogana, attendere le otto del mattino, e poi dopo aver svolto le pratiche d'ingresso procedere verso un posto che mi sarà assegnato nel marina.

Dicevo che non mi preoccupo perché è la quarta volta che arrivo e spero di non trovare delle sorprese. Penso di essere il primo del 2007 che arriva dai Caraibi, non un primato ma sarà una felice conclusione di una traversata in parte invernale. Sono traversate mai noiose, tutte le sere siamo in collegamento radio, e conosciamo sempre la posizione degli amici. Anni fa, era  Omero che mi precedeva di molti giorni, poi Davide che pensava di raggiungermi ma aveva trovato venti contrari. Oggi ho Corrado alle calcagne, si tratta di un duello non alla pari, perché lui naviga su uno Swan 65, e fa una media di oltre 200 miglia nelle 24 h! Inutile che mi agito troppo, ieri sera era a circa 1000 miglia e non mi raggiungerà!

 

5 aprile  nel porto di Horta

Sono arrivato a mezzanotte, appena in tempo prima del peggioramento della situazione meteorologica. Piove di nuovo, ma non mi preoccupo. Il riscaldamento è acceso, il tè è bollente, ho già incontrato degli amici visti l’ultima volta due anni fa. Volevano partire, lo vogliono fare anche adesso, dicono fra un paio di mesi!

Sono contento della traversata appena conclusa, su quasi 2800 miglia ne ho fatto 130 a motore e di solito solo per problemi energetici. Mi fermo per pochi giorni, giusto per poter sistemare qualcosa e ripartirò presto verso le Canarie. 

Oggi sono arrivati altre tre barche, un 32 metri dalla Martinica che ha impiegato 15 giorni, un 15 metri americano con 3 persone dalla Guadaloupe in 26 giorni, e un 15 metri Amel con 2 persone dalla Florida in 29 giorni. Mi consolo, i miei 24 giorni e 12 ore non erano poi tanto male.  Allego anche la tabella del log, con l’analisi dell’avanzamento quotidiano.

 

A presto

 

Manfred

Horta 7 aprile 2007

 

 

Da: . . .omissis . . .@sailmail.com

    manfred marktel [mailto:manfredm@tin.it]

Inviato: martedì 27 febbraio 2007 11.52

A: "LNI Savona" <lni@leganavale.savona.it>

Oggetto: incagliato

 

ciao Carlo,

se i giornali dovessero scrivere di un italiano incagliato e naufragato (per fortuna senza danni alle persone) sulle coste del Venezuela, non sono io, ti terrò informato.

un abbraccio

manfred

 

 

From: . . .omissis . . .@sailmail.com

     manfred marktel [mailto:manfredm@tin.it]

To: "LNI Savona" <lni@leganavale.savona.it>

Sent: Monday, February 19, 2007 7:24 PM

Subject: via alta frequenza

 

ciao Carlo e amici,

da adesso in poi sono anche collegato via alta frequenza, sarò sempre

raggungibile con mail corti e senza schiacciare il bottone "rispondi":

bisogna scrivere ex nuovo.

Il sistema funziona anche in alto mare, ma dipende sempre dalla propagazione che non è sempre perfetta. Comunque l'ho installato e costa abbastanza poco, ca 1000 € il modem e 250 $ essere associati per ogni anno.

Naturalmente si ha bisogno di una radio ad alta frequenza tipo Kenwood,

ICOM ... che mi permette di rimanere in contatto con il mondo esterno, ma

solo per i contatti più urgenti, altrimenti il sistema si intasa completamente.

Qui tutto bene, Maus è in ordine e attende l'inizio di marzo per fare la

traversata verso le Azzorre e Brasile.

un abbraccio a tutti

 Manfred

-------------------------------------------------

Do not push the "reply" button to respond to this

message if that includes the text of this original

message in your response.  Messages are sent over a

very low-speed radio link.

 

The most concise way to reply is to send a NEW message

to:  . . .omissis . . .@sailmail.com

If you DO use your reply button, be sure to delete

the original message text and these instructions

from your reply. 

 

Replies should not contain attachments and should be

less than 5 kBytes (2 text pages) in length.

 

This email was delivered by an HF private coast station

in the Maritime Mobile Radio Service, operated by the

SailMail Association, a non-profit association of yacht

owners. For more information on this service or on the

SailMail Association, please see the web site at:

http://www.sailmail.com

 

Da: manfred marktel [mailto:manfredm@tin.it]
Inviato: mercoledì 17 gennaio 2007 13.32
A: LNI Savona
Oggetto: programmi......

 

Ciao Carlo,

finite le vacanze natalizie, sto per partire verso il caldo dei Caraibi e il richiamo del mare. Mi sembra di essere diventato come Ulisse: non ancora, mancano le sirene!

Tornando alla realtà, posso comunicarti che tantissime cose si stanno muovendo, Rai 3 farà una trasmissione sul Maus, sono stato invitato dal programma TV "Alle falde del Kilimanjaro", e l'ultimo libro "Sono arrivati 600 anni prima di me" va in ristampa con ben 10.000 copie, e non so ancora se lo farà il mio editore come Saviolo, oppure se lo farà la White Star, in tutti i casi sono felice.

Adesso vediamo i programmi dei prossimi mesi:

- a metà marzo lascerò S.Martin per andare alle Azzorre, ca 2500 miglia

- dalle Azzorre andrò alle Canarie, ca 1000 miglia, dove dovrò attendere gli operatori di Rai 3 per filmare il Maus in navigazione

- nella seconda metà di maggio partirò da Las Palmas per Salvador de Bahia, ca 3500 miglia

- nel periodo estivo, Luglio e Agosto, rientreò a Celle

- a metà Novembre, e dopo aver fatto diversi lavori sul Maus, riprenderò il mare, prua su Port Stanley nelle Falklands

- ai primi di Gennaio 2008 inizierà la seconda spedizione verso il grande Sud, con tappa in South Georgia e successivamente vorrei raggiungere Southern Thule nell'arcipelago delle South Sandwich, per tornare dopo alcuni mesi in Brasile.

Data l'età, non vorrei fare ulteriori programmi: te le saprò dire al rientro dal Brasile.

Tieni presente che il guidone della Lega Navale si trova sempre sotto le crocette, anche in cattivissime condizioni meteorologiche.

Per adesso penso che sia tutto.

 

Un abbraccio

Manfred

 

 

Da: manfredm@tin.it [mailto:manfredm@tin.it]

Inviato: giovedì 23 novembre 2006 16.49

A: lni@leganavale.savona.it

Oggetto: da Salvador alla Guadaloupa

 

Ciao Carlo e amici

 

Finalmente sono tornato in mare, tornato da più di due settimane, ed è la prima volta che ho il tempo di poter utilizzare il computer.

Ma per adesso, proseguiamo passo dopo passo e ti racconto di tutto quello che ho fatto da quando sono partito da Savona.

Tornato a Salvador ho trovato la barca in buono stato, e per fortuna senza alcun danno. Un'assenza così prolungata è sempre rischiosa, ma sono stato fortunato.

Ho dovuto fare la carena, e già che ero nei lavori, ho fatto anche riverniciata lo scafo. Terminati tutti, sono andato a visitare le isole adiacenti, sono anche andato visitare due città all'interno del paese per rendermene conto di com’e dove vivono i brasiliani. Non è Salvador, non è Rio o San Paolo che fanno il paese, sono le centinaia e migliaia di piccole cittadine che rappresentano un paese di quasi 220 milioni d’abitanti.

Poi tornato a Salvador ho fatto cambusa e naturalmente ho atteso il momento buono per lasciare la terra ferma.

Infatti, un periodo di venti da sud mi ha fatto proseguire abbastanza velocemente per i primi due giorni, però come sempre, un fatto sono le previsioni, un altro e la realtà. Così già dopo due giorni il vento ha girato, ed è arrivato da nord-est, esattamente sul muso per andare verso Fernando de Noronja. Un bordo in fuori, un bordo in dentro, e tanta fatica per guadagnare poche miglia nelle 24 h. Due anni fa ho impiegato sei giorni da Salvador a Fernando, quest'anno otto!

La mi ero fermato per tre giorni, un po' di riposo, qualche giro sull'isola principale, pagare i diritti d'ormeggio e il tempo era già terminato. Si, ti volevo parlare dei diritti d'ormeggio, sono abbastanza onerosi, per due giorni e una barca di 11 m con una persona a bordo, si paga ben $ 140, tutto quanto, perché Fernando de Noronja è stato dichiarato un parco marino, una riserva naturale che parte dalla riva e va fino ad una profondità di 50 m. Nonostante tutto, penso che il prezzo sia giustificato. Dalla barca si vedono tartarughe

con diametri oltre 1 m, nuotano in mezzo alle barche che sono all'ormeggio e non si fanno impressionare e disturbare dalle persone.

Appena t’immergi nell'acqua, vedi un fondale meraviglioso con decine di pesci tutti colorati e uno diverso dall'altro.

Un'altra curiosità, l'arcipelago assai piccolo, l'isola maggiore e lunga un po' più di 10 km con una larghezza massima di due, arriva da una profondità

di circa 4500 m! Laggiù, sul fondo ha un diametro di circa 60 km, si tratta proprio di un cocuzzolo che sale in maniera vertiginosa.

 

Durante la tappa precedente, cioè dalla Georgia a Salvador, si era disintegrato lo Yankee, adesso tra Salvador e Fernando, si è disintegrato il genoa.

Tutti due, apparentemente senza nessuna ragione particolare, senza aver preso delle raffiche oppure un maltrattamento da parte mia. No, erano semplicemente vecchi e avevano ognuno oltre 30.000 miglia alle spalle.

Non posso essere arrabbiato con il velaio, e nemmeno con me stesso.

Come noi, invecchiano anche le vele. Tra Salvador e Fernando si è congedato anche il pilota automatico, un Autohelm 6000, interviene adesso solo in una direzione, mentre ignora completamente il lato opposto. Penso che sia un problema meccanico, lo farò riparare, ed eventualmente acquisterò un gruppo di rispetto.

Per fortuna ho potuto sistemare tutti due i problemi, per le vele avevo già un nuovo Yankee a bordo, per il pilota posso utilizzare uno piccolo che monto tra pulpito e timone a vento: non va bene come il 6000, ma per il momento deve bastare.

Sono partito da cinque giorni da Fernando, ho percorso circa 650 miglia, ma il vento e assai debole. Credo che almeno un terzo delle miglia fatte, le ho fatte per la corrente favorevole, e purtroppo mi hanno detto che sto entrando in una zona con poco vento. Vedrò come si potrà fare perché non ho nessun’intenzione di accendere il motore, sono in alto mare, e sono le vele che dovrebbero fare il loro lavoro.

Anche questo del poco vento è un peccato, due anni fa ero riuscito a percorrere ben 180 miglia nelle 24 h, oggi mi accontento con 130. A casa tutti pensano sempre, che chi va in alto mare combatta continuamente con le bufere, con i venti superiore ai 40 o 50 kt, ma non è così. La vera battaglia è sempre con i venti deboli che non fanno avanzare la barca in maniera adeguata.

Navigo a circa 200 miglia dalla costa e tutte le città: Natal, Macaui, Macuripa, Salinopolis, e tante altre lascio sottovento. È un peccato, perché sarebbe bello visitare tutte quante. Fra un paio di giorni mi troverò al largo del Rio delle Amazzoni con quel delta enorme, e dove il mare cambierà radicalmente colore. Dall'azzurro profondo passerà gradualmente ad un marrone impenetrabile, e bisognerà, anzi bisognerebbe, perché io di notte dormo, fare attenzione di non scontrarsi con qualche tronco d’albero, oppure anche piccola isola, trasportata da quel fiume enorme a centinaia di miglia in mare aperto. È anche capitato che gente, navigando in quelle acque, e con molta curiosità si era avvicinato ad un’isola galleggiante, e si è trovata con delle bestie a bordo.

Si, è proprio così, quando si staccano quelle enormi zolle lungo le sponde del fiume, si staccano con tutti gli animali che in quel momento ci si trovano sopra. Penso che sia meglio, almeno in questo caso, non essere troppo curiosi e di non avvicinarsi eccessivamente.

Anche così, la vita in mare non è mai noiosa e si trova sempre qualcuno che ha voglia di condividere quel piccolo spazio vitale. Tutte le mattine, devo fare pulizia sul ponte perché mi trovo da 10 a 20 pesci volanti, che non so

bene perché, pensavano di potere viaggiare con me. Purtroppo per loro è sempre un viaggio senza ritorno. Poi da qualche giorno, ho un altro passeggero clandestino che si avvicina tutte le sere dopo l'imbrunire.

Si posa sulla battagliola sopra vento con la testa ben verso il vento.

Con il becco si pulisce le piume e non si fa disturbare troppo dalla mia presenza. Certo non posso avvicinarmi, ma posso tranquillamente stare seduto nel pozzetto, accendere le luci all'interno della cabina e

fare tutto quello che devo fare. È un bell'uccello sui 20 cm di lunghezza, ma quello che è bello, è che ha avuto una buon’educazione, non mi ha mai caccato sul ponte. Lui poi al mattino sparisce e se ne va per i fatti suoi, mentre io mi chiedo che cosa fa tutto il giorno, e quale sia la sua meta.

 

2006 11 09

Sono sempre in navigazione, da Fernando ho percorso circa 900 miglia fuori dalle rotte commerciali, ma ben dentro nella dorsale della corrente.

Pensa Carlo, appena uscito dalla baia dove ero ormeggiato, ho tangonato lo Yankee sulla sinistra, e ancora oggi non ho toccato il tangone. È rimasto su come e dove l'avevo piazzato. Certo non è così semplice come sembra, due giorni dopo la partenza ho dovuto issare anche la randa perché il vento era diminuito notevolmente, dopo qualche giorno ho dovuto prendere una mano o due mani di terzaroli perché il vento era di nuovo aumentato, ogni tanto do qualche giro allo Yankee, e ogni tanto devo mollare quello fatto qualche ora prima. Come vedi, non c'è da annoiarsi, il lavoro non manca!!!!!!!! quasi quasi come in Mediterraneo.

 

2006 11 14

Dovevo restare più verso terra, almeno usufruivo della corrente che mi avrebbe trascinato verso NW. Così, 50 miglia più al largo veleggio con 2 o 3 nodi, con vento in poppa, e devo arrivare a 8 gradi N per riprendermi gli alisei da NE. Ieri ho fatto un record negativo, in 6 ore quasi 10 miglia, ci vuole tanta pazienza e calma per non attaccare il motore, ma che senso avrebbe con la meta ancora a 800 miglia. Non importa, chi va piano va lontano, vale sulla strada e vale anche in mare.

Questa sera ho fatto un eccezione, 1400 giri, 3,5 nodi ed energia elettrica a volontà: finalmente potrò aumentare il frigorifero, potrò lasciare il radar tutta la notte senza paura per le batterie, e farò il loro pieno di Ah. Non ho problemi di nafta perché da Salvador ( oltre 2000 miglia) ho fatto solo 20 ore di motore, e mi rimangono ben 400 litri che potrebbero bastare per ca 12 giorni, cioè quasi 900 miglia, perché a 1400 giri ne utilizzo circa 7 hp, con un consumo che varia da 1,2 a 1,3 litri l’ora.

 

2006 11 15

Passano le ore, passano i giorni, e qui non succede molto. Sono proprio intrappolato nelle calme equatoriali che , se tutto va bene, lascerò fra un paio di giorni.

Mi trovo già a 7° 30’ N e 51° 10’ W, e da quello che ho sentito e visto dalle carte sinottiche di Miami, dovrebbe arrivare il vento da E o NE prima di sabato, speriamo!

Oggi poi, ho avuto fortuna, ho ritrovato la corrente favorevole che mi ha dato un bell’aiuto. Pensa le bandierine segnavento pendevano, e io facevo quasi 4 nodi, la manna è duratapoche ore, ma qui ogni miglio conta. Adesso proseguo di nuovo a motore, solo 1300 giri/min, però mi porta verso nord e riuscirò a dormire senza troppo rumore.

In cambusa ho ancora qualche arancia e due meloni acquistati a Salvador, che spero mi durino fino all’arrivo. Per il resto ho tutto a bordo, di qualcosa anche troppo...sono andato a visitare una distilleria quasi artigianale che produce la famosa "casaca" ( si dice casascia) che è un distillato di canna da zucchero brasiliano. Sai, prendo sempre di più di quello che serve, per gli attrezzi e ricambi il doppio, ma qui...forse ho esagerato, ho preso 36 bottiglie, un vero investimento, ca 43 € in tutto. Sono sicuro che mi basterà fin oltre la Guadaloupa, e sono sicuro che tanti amici occasionali saranno contenti di trovarsi una bottiglia nel loro bar di bordo.

 

2006-11-21

Mancano Ancora 250 miglia, però sono stato fortunato, da ieri è tornato il

vento, e finalmente si cammina come si deve. Non è troppo, nemmeno troppo poco, basta per avanzare a 6 nodi e poter contemporaneamente anche riposare, mangiare e leggere.

Se non dovesse cambiare penso di arrivare entro un paio di giorni, e finalmente potrò sistemare tutto quello che, dopo oltre 3000 miglia, si deve sempre fare.

 

 

 

 

 

 

From: manfredm@tin.it

To: lni@leganavale.savona.it

Sent: Wednesday, October 18, 2006 4:41 PM

Subject: ultimi giorni a Salvador

 

LNI Savona

 

Ciao Carlo,

 

sono ancora a Salvador e partirò fra quattro giorni. Prevedo da 25 a 30 giorni di mare fino in Guadaloupa e poi il rientro per passare Natale in Italia. Spero che sarà una navigazione tranquilla, dovrebbe essere cosi, perché da  14° S a 14° N  non ci sono delle grosse sorprese, sempre venti deboli ma costanti con la corrente che mi darà una mano.

In queste settimane ho fatto... fatto fare, tutti i lavori necessari, compreso anche la spesa che mi basterebbe per almeno sei mesi.

Dopo ben cinque anni, ho fatto anche riverniciare lo scafo, un lavoro per il quale a casa mi hanno chiesto 3500 €, qui ho speso la bellezza di 300, poveretti lavorano per pochi spiccioli, ma spendono abbastanza da poter sopravvivere.

Per adesso non ho molto da aggiungere, e t’informerò appena possibile della traversata fino in Guadaloupa.

Un caro saluto a tutti

Manfred

 

 

Da: manfredm@tin.it [mailto:manfredm@tin.it]

Inviato: domenica 23 aprile 2006 15.57

A: lni@leganavale.savona.it

Oggetto: di ritorno dall´antartico

 

Lega Navale Italiana

Savona

Al Presidente e a tutti gli amici che avranno tempo, voglia e pazienza di leggere queste righe, non sono poche come al solito, però anche il viaggio non era quello solito.

 

Ciao Carlo e amici,

sono passate molte settimane da quando mi sono fatto vivo, non vi ho dimenticato, però in Antartico non esiste l'Internet, non esiste il telefono, esistono invece i pinguini, le foche, gli elefanti marini, gli albatri e le balene, e soprattutto esiste il ghiaccio, che si trova a terra, e anche in mare.

Vorrei sintetizzare tutto quello visto , accaduto e subito dopo le Falklands.Dopo aver festeggiato in compagnia d’amici locali il mio compleanno di 60+++++, sono partito con rotta per est sud est, con la meta »South Georgia», isola antartica inglese, senza abitanti fissi ma con governo e amministrazione autonoma.

La partenza, soprattutto verso un luogo tanto remoto in una zona a sud della convergenza antartica, non poteva essere senza timore e rispetto verso la natura. Il bollettino era buono con previsioni di venti occidentali tra 25 e 30 kt, la temperatura in luoghi riparati e di giorno sui 10°. Per i primi due giorni stavo bene e volavo. Al secondo giorno un amico di Las Palmas, radioamatore è meteorologo mi ha fatto venire i brividi, annunciandomi che una bassa con venti molto forti mi sarebbe piombato addosso, e consigliandomi di andare subito verso sud, allontanandomi così dal centro della bassa. Per fortuna, la bassa si è spostata verso nord est e da me il vento non era mai superiore ai 40 nodi.

Altri tre giorni con tranquillità finché mi ha raggiunto un fronte, pioggia, nebbia, freddo e ben oltre 40 nodi con montagne che mi seguivano, frangevano su fronti da 100 a 150 m.

Ero ormai in zona dove regnano gli iceberg che per fortuna mi hanno lasciato abbastanza in pace, tutto diverso era la nebbia, per tre giorni è stata presente, tanto da non vedere la testa dell'albero.

L'ultimo giorno un po' meno densa mi ha fatto osservare diverse balene e tante foche che si spingono a centinaia di miglia in mare aperto. Vederle spuntarle dall’acqua con le loro teste tonde e gli occhi con tanta meraviglia, è una delizia. Si notano e spariscono, nuotano come se fossero dei mortadelloni (con nessun riferimento ai nostri politici!)

Sempre nella nebbia, mi è apparsa sullo schermo radar l'isola, e come per miracolo, ad una distanza di circa cinque miglia, la nebbia si è parzialmente diradata presentando davanti a me uno spettacolo da mozzafiato, una bellezza straordinaria. Montagne di 3000 m, tutte bianche, ghiacciai che arrivano fino al livello del mare, iceberg a destra e a sinistra.

Questa era il mio arrivo a Grytviken, dove presso la stazione antartica inglese ho avuto il nulla osta di poter sbarcare, mi è stato consegnato un certificato di essere arrivato in barca a:

54° 17’ S

36° 30’ E

e sono il primo solitario di questo millennio!

Nove giorni per quasi 1000 miglia ben al di sotto dei 50°, non era poi tanto male.

Grytviken, vecchia stazione baleniera, dove nel 1913 è stata catturata la più grande balena blu, con oltre 35 m di lunghezza, è diventato un museo a cielo aperto, dedicato alla caccia delle balene e naturalmente ai loro cacciatori.

Oggi, noi siamo contrari, abbiamo paura per la loro estinzione, a quei tempi senza l'olio che si ricavava dai loro corpi, le nostre case sarebbero rimaste al buio e lo sviluppo industriale in tutto il mondo non sarebbe stato possibile senza i lubrificanti organici per le macchine.

Oltre al museo, vecchi impianti, cisterne, qualche baleniera morta e insabbiata, esiste una Chiesa è un cimitero.

Shakleton, famoso esploratore inglese, è stato sepolto qui.

Ci sono poi i pinguini e le foche che bloccano con prepotenza i pochi sentieri esistenti, gli elefanti marini, da cinque a 7 m di lunghezza dormono di solito e quando starnutano o peggio...si sente il rumore e nuvole di vapore a grande distanza.

Sono rimasto a Grytviken meno di due settimane, l'autunno si avvicinava, bufere in aumento, ho dovuto congedarmi dai 10 scienziati che rimanevano, mi sono anche congedato dal padre cattolico che era arrivato per pochi giorni con una nave della marina di Sua maestà. Ha celebrato la messa nella chiesa luterana ed ero l'unico presente. Si, andare in giro in luoghi come quelli fa anche bene per la fede, è facile ritrovare se stessi.

Quando sono partito, ho dovuto affrontare la lunga via del ritorno con il primo pezzo di oltre 1000 miglia nei '50 urlanti' e '40 ruggenti', miglia difficilissime.

L'inizio del viaggio non è stato fortunato perchè ho perso quasi subito l'elica dell’idrogeneratore: addio all’energia silenziosa perché quello eolico fa rumore! Non è stato mangiato da un pesce enorme, semplicemente mi ero dimenticato di controllare un grillo, e gli errori si pagano.

La prima burrasca l’ ho beccata a 250 miglia a nord della Georgia con venti naturalmente da nord, tra 45 e 50 kt, sono rimasto alla cappa per circa 12 h derivando per 50 miglia verso sud.

Speravo che fosse terminato, ma dopo altri quattro giorni ho preso quella tosta, i bollettini ricevuti dalle Falklands e dalle Canarie coincidevano, davano per almeno 40 h altri venti da nord, venti tra 50 e 60 nodi! Non era piacevole, l’attesa è la cosa peggiore, non esiste strategia come superare una burrasca di tale intensità. Tra un bordo e l'altro non ci sono 90 o 120°, ci sono se tutto va bene 270°. Infatti, al termine della prima bufera e poi anche in quest'occasione ero tornato di ben 130 miglia a sud. Non avevo paura per la vita, speravo solo nelle attrezzature, l'albero e il sartiame sono quelli che si spaccano più facilmente, a riva tenevo un fiocco da tempesta di 6 m², e ho visto che era troppo. Le drizze supplementari esterne, cazzate a ferro, non erano più parallele all'albero, facevano degli archi per arrivare quasi all'esterno delle crocette.

Quando si ha la fortuna di sapere che qualcosa di grave è in arrivo, bisogna preparare la barca, togliere tutto, rizzare il rizzabile e trovarsi una cuccetta comoda in centro barca, e sempre sottovento.

Bisogna prepararsi un grande thermos di tè, biscotti, marmellata e burro, sono necessari per non diminuire l'apporto calorico al corpo.

Ma quello che è più importante, bisogna essere preparati psicologicamente e non entrare in panico, facile dire ma pochi riescono.

Andando però in quelle zone, bisogna aspettarsi quel tempo. Infatti, le pilot charts danno i seguenti dati:

velocità media del vento 30 kt, altezza media delle onde superiore a 3,6 m per almeno il 30% del tempo, nebbia per più del 30% e burrasche per il 20%.( per burrasca si intende venti superiori ai 40 nodi!).

Adesso sono fuori, ho passato questa notte i 40° sud, ma ho impiegato ben 12 giorni per guadagnare 14° di latitudine. Il colpo peggiore l' ho avuto ieri, non per il vento ma per il mare. Un'onda, sempre di circa 5 m o anche di più, frangeva a pochi decimetri dalla barca, il pozzetto era quasi pieno d'acqua, la pala segna vento del timone a vento è stata abbattuta e spaccata, l'acqua che era arrivato da sopra vento ha strappato lo spray hood sottovento, il capitano che in quel momento era fuori si è fatto finalmente una doccia e contemporaneamente ha lavato anche la biancheria intima, tutto era fradicio. Dell'interno è meglio non parlare, qualche ora di lavoro e tutto era sistemato.

Non sono ancora arrivato a quello che Moetessier ha scritto in uno dei suoi libri, affermava che era meraviglioso sentire lungo le cosce un fluido caldo nei giorni passati, poco ci mancava.

Per sfortuna mia, anche la propagazione delle onde radio HF, non era buona e non ho potuto sentire tutti giorni l'amico di Las Palmas. Ieri, per la prima volta dopo che mi aveva annunciato l'arrivo della burrasca, l' ho sentito, e ho sentito dalla sua voce e dalle sue parole che era molto felice che ero uscito indenne da quel tempaccio.

Sono partito da Grytviken il giorno 21 di marzo, siamo al quattro d’aprile e mi mancano circa 2000 miglia fino a Salvador, città dove lascerò la barca per rientrare a casa. Non sembra, ma sono stanco, sento gli strapazzi delle ultime settimane nelle quale ho fatto quasi 3000 miglia tra i 40 ruggenti ma soprattutto nei 50 urlanti, sono proprio tante e spero che le prossime settimane mi porteranno venti più calmi e soprattutto più caldi.

Ti ho detto che sono stanco, per fortuna durante le ultime 3500 miglia non ho visto una nave di passaggio, e non ho mai dovuto svegliarmi a causa di un cargo, navigo proprio in una zona dimenticata da tutti, e questa sera festeggerò con una bottiglia di vino, una bistecca e forse anche qualche foglio di crauti, festeggerò che sono uscito dagli 40 è rientrato nei 30° sud. Sono stufo di mangiare patate bollite quattro giorni prima, oppure pasta al ragù anche lei di qualche giorno fa, naturalmente tutto freddo, perché di cucinare in quelle condizioni non se ne può parlare.

 

5 aprile

nonostante tutto, quel senso d’abbandono totale che immancabilmente può nascere dopo un certo periodo in alto mare è uno stato d'animo solo superficiale, perché sono circondato da decine di volatili, albatri, petrel, rondine d’alto mare che si trovano sempre a pochi mezzi dalla poppa, volano, si tuffano e ripartono. Osservarli è molto bello, e penso che anche per loro è bello stare dietro una barca. Non lo fanno certamente per simpatia oppure altruismo, credo che la barca spostandosi crea una certa turbolenza nell'acqua portando i piccoli organismi, il krill etc in superficie e per gli uccelli è festa, anzi il pranzo è servito.

Domani arriverò a 35° sud, lascerò finalmente il quadratino con venti medi di 25 nodi e dove le burrasche prevalgono ancora al 10% del tempo. Adesso iniziano circa 600 miglia con venti variabili che arrivano da nessuna particolare direzione, ma se sarò fortunato potrò continuare a dirigermi verso nord. Il mio prossimo way point a 900 miglia, l’ ho fissato così, per simpatia e rispetto verso certi navigatori come Moetessier che  ha fotografata l'isola di Trinidade che appartiene già al Brasile ed è distante circa 600 miglia dalla costa.

Durante le feste natalizie che ho passato a casa, amici che conoscevano i miei programmi mi hanno spesso chiesto: perché non fai il Capo Hoorn, sarebbe anche più vicino.

Non ho voluto rispondere, dovevo ancora andare nel grande sud, oggi che lo sto per lasciare, sono a 34° sud e 30° ovest,  sono finalmente autorizzato a spiegare il mio punto di vista.

Capo Hoorn, mitico capo, è diventato come un buon barbera allungato con l'acqua. Non sono mutate le caratteristiche del Hoorn, ma quelle delle centinaia di velisti che lo visitano, e che continuano ad essere in aumento. Loro pian piano navigano lungo le coste del sud America per arrivare a puerto William oppure ad Usuaia, dove aspettano il momento opportuno, buon tempo è poco vento, escono a motore fino al Hoorn, due miglia a dritta e altre due a sinistra, e sono convinti di essere diventati dei grandi Cap Hoorniers, cioè velisti con le ba secondo me non è così, sono pure illusioni.

Per dire di aver fatto il mitico capo Hoorn secondo la vecchia tradizione, bisogna aver navigato senza fermarsi da 50° sud sul lato del Pacifico a 50° sud dell’Atlantico, oppure anche al contrario. Sembra poco, ma è tanto, altrimenti rimani come quelli che pensano di essere diventati manager dopo un corso, durato quattro giorni tutto compreso.

Personalmente non ho voluto mettermi in mezzo a quelle statistiche che valgono ben poco, non ho desiderato a diventare un Cap Hoornier, e avevo deciso di seguire il giro che sto facendo, un giro di 7500 miglia in meno di quattro mesi con solo tre tappe da 3000, 1000, e 3500 miglia, e delle quali quasi 3000 nelle basse latitudini. Tutto senza poter ridossarsi, lo devi prendere come e quando arriva. Ma il mondo è bello perché tutti trovano la felicità a proprio modo.

Scusa Carlo non volevo polemizzare, ammiro chi ha fatto l’Hoorn negli anni 60 e 70, perché anche se bevo poco vino, il barbera mi piace puro e non allungato con l'acqua, altrimenti bevo un chinotto, che è sempre ottimo ma non paragonabile al barbera.

 

21° S e 30° W

altri giorni, altre notti, il tempo passa e piano piano mi avvicino alla meta. Mancano circa 700 miglia, miglia che normalmente dovrebbero essere facili, qui invece si prospetta una situazione assai incerta. L’aliseo che normalmente si trova in questa zona non cè, si è ritirato e soffia debole tra 5° S e 15° sud, non so proprio come fare, non ho nafta per 700 miglia e se domani o dopodomani non arriva un po’ di vento, dovrò attendere in mezzo al mare. Prima tanto e adesso niente, non è mica giusto!

Manca il vento, però ho passato una bella giornata piena di lavoro, lo Yankee già cucito qualche tempo fa, si è di nuovo aperto e l’ ho dovuto ammainare per cucirlo, sta andando a pezzi, poveretto, ha anche ragione

con tutto quello che gli ho fatto passare, sette traversate e in più

quest’ultimo giro che non è certamente da meno, lo devo sostituire al

più presto. Non sono un ottimo cliente per i velai, non sostituisco le

vele dopo 1000 miglia, devono fare almeno 30 o 40.000 prima di cambiarle.

Ancora non ho visto navi, l’ultima ca 600 miglia prima delle Falklands e io ho fatto 4000 miglia da quel momento, mi chiedo se esistono ancora.

Per il resto è tutto tranquillo, non nascondo che adesso, 25 giorni da Grytviken mi piacerebbe arrivare, andare in un ristorante, mettere i piedi sotto il tavolo e ordinare un pranzo con i fiocchi, accompagnandolo con una bella birra alla spina.

 

18° S e 32°W

naturalmente le previsioni si sono verificate: incredibile, impossibile raccontarlo agli amici, il mare è liscio come l’olio e devo andare a motore. Per adesso non mi preoccupo ancora, mi restano ca 230 litri di gasolio che, all’andatura che faccio a 1450 giri/min, il motore consuma al ritmo di un pò meno di 1,5 litri all’ora con una velocità tra 3,5 a 3,6 nodi. Però fino a Salvador mancano ancora 550 miglia senza che possa trovare un distributore, spero che arrivato a 15° S riesco approfittare degli alisei da SE  e arrivare con tranquillità. Sai, non ho un J32, nemmeno una deriva leggera, ho una barca seria, pesante che riesce ad affrontare l’oceano, purtroppo in questo momento quando il vento si degna, e soffia con 5 nodi, per me è come se non esistesse. Ho bisogno di 10 nodi per avanzare, con 4 nodi ci vuole pazienza.

Comunque penso che entro 6 , 7 o 8 giorni arriverò in porto.

 

16° S - 35° W

sono sempre qui, combatto contro come don Chisciotte contro i mulini a vento..però qui non c'è il vento, combatto contro la noia, e contro il consumo di gasolio, mi dovrebbe bastare perchè anche nei prossimi due giorni non potrò contare sulla forza eolica. Sai, in questo momento, e da molti giorni, l’oceano è come un gigante addormentato, respira profondamente con l’onda lunga, qui si può proprio parlare di onda lunga con un fetch di 150 o 200 metri, e un altezza dell’onda di un paio di metri. Tutto il maltempo e il vento sono rimasti al sud, e qui arriva solo quel movimento ritmico dell’onda con pochissime bave di vento. Ho su le vele, sono là come ornamento, ben cazzate e tangonate per raccogliere quel poco che arriva. Più che vele, assomigliano a lenzuola stese per farle asciugare dopo essere state lavate.

Mancano 250 miglia, questa volta sono contento che l’arrivo non è troppo lontano, sono felice di aver un motore affidabile, però andare a vela è una cosa diversa.

 

Ti saluto Carlo, e saluto tutti quanti mi leggono in copia: se lo desiderate, scrivetemi e chiedetemi ulteriori particolare del viaggio, se però desiderate leggere articoli più dettagliati e vedere le meraviglie che io ho potuto fotografare, comprate la rivista «Solo Vela» che nei prossimi mesi, come lo ha fatto anche in passato, dedicherà molte pagine a questo particolare viaggio.

 

Un abbraccio a tutti

Manfred

 

 

sono arrivato a Salvador il 22 aprile, dopo 32 giorni e 3250 miglia

 

 

15/03/2006  questa volta le "ultime notizie da Manfred" sono arrivate con una cartolina dalla South Georgia Island ( allegata ).

Più in giù c'è solo l'Antartide! Visto che Manfred non ha mandato la solita e-mail, c'è da pensare che in questa landa alla latitudine di Capo Horn non ci sia neppure la posta elettronica o quanto meno un internet point.

 

Da: manfredm@tin.it [mailto:manfredm@tin.it]

Inviato: martedì 28 febbraio 2006 19.49

A: lni@leganavale.savona.it

Oggetto: dalle Falklands.....tutto bene

 

 

In Viaggio tra Salvador de Bahia e le Falkland

 

Cari amici,

Sono in mare da diverso tempo e vorrei scrivere personalmente a tutti.

Non riesco, anche navigando giorno e notte il tempo non basta per fare tutto. Con il mio presidente della Lega Navale Italiana di Savona ho l'impegno di farmi vivo, e senza voler offendervi, siete tutti legati al mare, vi giro una copia del mail.

Un affettuoso saluto

Manfred

 

non preoccupatevi, nessuno vede il vostro indirizzo, rimane nelle copie

nascoste.

 

 

In navigazione

20° 00 S

37° 00 W

27.01. 2006

 

 

Ciao Carlo,

tre giorni fa sono partito da Salvatore, 400 miglia sono nella scia,

400 miglia di tutto riposo con venti al lasco da 10 a 15 kt.

Meglio così, ogni viaggio dovrebbe iniziare in circostanze tranquille perché fa bene allo spirito, e perché no, anche al corpo che si deve e riabituare ad un ritmo diverso rispetto alla vita fatta sulla terra ferma.

Per adesso la rotta è per sud, parallela ad una distanza di circa 200 miglia dalla costa brasiliana. Di notte con il fresco dell'aliseo osservo sopra la prua la croce del sud mentre a poppa, l'orsa maggiore si appoggia stancamente sull'orizzonte.

Dopo questi pochi giorni ho quasi terminato la frutta e verdura fresca.

I manghi non si adattano ad essere trasportati, le banane diventano nere e l'unico modo per conservarle è tagliarle a pezzettini per metterli sotto rum. Come ti puoi immaginare, è difficile conservare in questa maniera una certa quantità di banane, si rischia di essere sempre »bebericati», come si dice da queste parti. Stranamente anche le patate che normalmente si mantengono sempre per molte settimane, al momento dell'acquisto erano belle, ma dopo pochi giorni erano andate male sprigionando un odore nauseante nella cabina di poppa. Quello che resta, è qualche cipolla, aglio, mele e tre meloni.

Non mi preoccupo perché ho gli stipetti pieni di scatole d’ogni ben di Dio, e che basteranno per tutto il periodo del viaggio. Poi se proprio sarà necessario, potrò rifornire la cambusa a Port Stanly.

Vedi, viaggio così in pace e serenità ad una velocità di circa 5 kt con vento al lasco e per adesso sul mare che è molto tranquillo, non ha ancora fatto vedere di che cosa è capace di fare, per fortuna! Per adesso ricevo i

Bollettini meteorologici tutte le sere alle 22 GMT da un radioamatore che si chiama Rafael, trasmette sulla frequenza di 14360 khz dalla sua stazione che si trova a Las Palmas di Gran Canaria. Si tratta di un uomo molto meticoloso, capitano di lungo corso, che da 25 anni fa da angelo custode a tutti navigatori. Proprio ieri sera mi ha comunicato le previsione per i prossimi cinque giorni e secondo lui fra due o massimo tre giorni il vento aumenterà, arriverà prima da nord-ovest per girare successivamente a sud est e ad aumentare fino a 30 kt. Io vorrei proseguire verso sud, e solo dopo che il vento avrà girato mi dirigerò verso il Mar del Plata per costeggiare le coste argentine ad una distanza di circa 20 miglia fino all'altezza delle isole Falkland, e solo la, proseguirò direttamente verso est per raggiungere Port Stanley.

 

 

31° S

40° W

come vedi, sono arrivato ad oltre 30° sud e per adesso la vita a bordo è ancora tranquilla. Da quando ti ho scritto i paragrafi precedenti, il vento, salvo una notte che l’ho avuto con 25 a 30 kt sul muso, è sempre rimasto tra NW e NE, e mi ha fatto avanzare abbastanza bene. Lo sai bene, per me non è la velocità, è la tranquillità e il confort a bordo che devono prevalere. Per fortuna mi trovo lontano dal traffico commerciale ed è da tre giorni che il radar non mi segnala nessuna nave di passaggio. Mi sembra tanto calmo che ogni tanto controllo il funzionamento dell'impianto!

In questo momento ho impostato la rotta per 230°, dritta dritta verso le foci del Rio della Plata, distante ancora 900 miglia (una distanza come da Savona a Gibilterra!).

 

 

36° 00 S

48° 00 W

 

 

Non ho più scritto, ero impegnato diversamente. In mare è meglio non parlare di tranquillità di venti deboli perché quando meno uno se l'aspetta lo prendi a secchiate. Si, era proprio così. Il tutto è arrivato, forte si, ma non una vera burrasca, non troppo pesante, lo chiamerei »sufficiente»,  e di più, peccato, il brutto tempo è arrivato proprio da sud ovest, cioè sul muso. Al lasco certamente sarebbe stato meraviglioso.

Ero a circa 200 miglia dalle coste dell'Uruguay, con i venti tra 30 e 35 kt al livello del pozzetto, figuriamoci in testa d'albero. Il mare aumentava a vista d'occhio, le onde frangevano tutto intorno a me, e la mia rotta, tranquillità e pace se n'erano andati. Adesso che tutto è passato e posso osservare la carta nautica, sembra che chi ha tracciato la rotta, era ubriaco, ti assicuro che non era cosi. Tutto uno zigzagare, era difficile decidere in che direzione mettere la prua, avevo scelto una quasi cappa.

Con questa decisione sono riuscito ad evitare di perdere troppe miglia in latitudine, ed, infatti, dopo due giorni, tanto sono durati i venti contrari, mi sono trovato a sole 35 miglia più a nord rispetto al punto dove ero prima del brutto tempo. Sono questi i venti che s’incontrano al largo del Rio della Plata che già Dumas descrive nei suoi libri, afferma che arrivano improvvisamente e assai violenti.

Adesso i venti si sono calmati, troppo, e arrivano da sud est, però secondo le previsioni dovrebbero ruotare verso est, nord est, nord, per tornare fra cinque giorni a nord ovest. Chi sa dove sarò?

Durante il mio pellegrinaggio di ieri, sono passato sopra il punto 36° 19 S e 47° 50 W, dove nel lontano 1978 Fogar e Mancini sono stati avvistati e recuperati  da una nave greca, dopo che sono stati 75 giorni alla deriva nella loro zattera. Poveretti, Mancini è morto dopo il recupero e Fogar l'anno scorso, erano tutti due giovani e potevano essere ancora tra noi. Proprio in quel momento ho avuto tanti pensieri ed emozioni, perché la loro barca, il Surprise era stato affondato da una coppia d’orche marine, e per coincidenza, è la prima volta in vita mia, mi si è affiancata una balena enorme, che misurava quasi il doppio del Maus. Nel suo dormiveglia era, per fortuna mia, rimasta ad una distanza di circa 4 metri e continuava ad apparire ogni 5 min. Non erano orche, non aveva cattive intenzioni, ma io non gradivo quel contatto così ravvicinato e ho dovuto accendere il motore per fare sparire quel magnifico mammifero marino.

 

 

37° 00 S

50° 00 W

 

Oggi è un giorno magnifico, è da molto che lo attendo, che lo sogno, oggi è arrivato il mio primo Albatro.

Era impossibile non riconoscerlo, è gigantesco con la sua apertura alare e il corpo relativamente piccolo. Era là sospeso nell'aria a circa 20 o 30 m dalla poppa. Sono rimasto a guardarlo come uno scemo e non ho fatto in tempo a prendere la macchina fotografica.

Poi come se niente fosse, per lui era tutto normale perché era a casa sua, ha alzato un'ala e senza nessun altro movimento è sparito nel nulla.

Peccato che non l’ho fotografato, ma sono sicuro che tornerà, e se non lui, qualche altro suo collega perché geograficamente sono entrato nel loro regno.

Tutto il resto è come al solito, soffia il vento, piove molto e fa anche abbastanza freddo che mi ha costretto di accendere la stufa a petrolio. Quello che noto, ma già lo sapevo, che i 37° sud non sono paragonabili ai 37° nord, qui la musica è completamente diversa.

A questo proposito basta pensare che il punto situato più a sud nell'emisfero australe è il Capo Hoorn, il capo delle tempeste, che è situato a circa 56° sud mentre dalle nostre parti su quella latitudine si trova San Pietroburgo dove d'estate fa caldo e la gente si diverte.

 

 

48 00 S

56 00 W

 

Lungo il percorso verso sud ho incontrato altri venti favorevoli, e altri sul muso. A questo proposito, basta osservare attentamente la sequenza di carte sinottiche, e uno si accorge che si tratta di una zona dove passano da 10 a 20 fronti al mese, arrivano dal Pacifico con i loro venti violenti, che a causa delle Ande s’intensificano prima di abbattersi sul lato dell’Atlantico.

Per il navigatore significa che arrivano venti da N-NW, girano a W per morire a S, e che facilmente raggiungono da 30 a 40 nodi.

Ad una certa distanza dalla costa formano marosi di tutto rispetto.

Dopo i venti da S, tutto si calma e spesso bisogna attendere il fronte successivo, oppure proseguire, come a casa nostra, a motore.

Ieri sera, altro peggioramento, ha soffiato per tutta la notte sui 30 nodi da SE, con 3 mani e il fiocco da cutter facevo 6,5 nodi, questa mattina tutto tranquillo, 15 nodi da est, e mi riposo.

Non bisogna meravigliarsi, basta osservare le Pilot Charts di questa zona. Per il quadrante, che delimita 5° di longitudine e latitudine, le statistiche danno i seguenti dati: il 45% del vento arriva da W, con una media di forza 5, difficile trovare altre zone dove le medie siano di molto

superiore. Le giornate di calma sono l’1%, mentre quelle di burrasca variano dal 6 al 10%.

Per il 15% del tempo, l’altezza delle onde supera i 3 metri, e per completare, il limite massimo degli iceberg si trova a circa 800 miglia più a N! bisogna stare attenti per non rischiare delle brutte sorprese.

Oggi mi mancano ancora 250 miglia e spero che il tempo rimanga bello.

 

 

50° 40 S

57° 00 W

2006-02-19

sono quasi arrivato, penso che in giornata potrò ormeggiare il Maus e prendermi il cosiddetto …meritato riposo…

Gli ultimi giorni sono passati veloci, prima ancora una bufera da N, poi NW per non uscire dalla regola, adesso il vento già diminuito, arriva da SW. Non più tanto, solo 15 nodi, però proprio sul muso. Non siamo più nei tempi di Nelson, per fortuna abbiamo i motori, ed è proprio quello che utilizzo per arrivare e non dover passare un’altra notte, in vicinanza delle coste, in mare aperto.

Poco sportivo, credo che alla mia età sarà pur permesso.

 

Con questo chiudo il resoconto, sono arrivato alle Falkland: 25 giorni per 2950 miglia con 200 miglia di motore.

Qua dovrò chiedere il permesso di poter proseguire fino in South Georgia, e chiedere soprattutto come è la situazione del ghiaccio e degli iceberg che sono una specie di mine vaganti per chi naviga e non ha qualcuno a prua per

avvistarli, non lo so ancora, se è un anno con tanto ghiaccio, potrei anche rinunciare al proseguimento. I pinguini, albatri e leoni marini esistono anche qui. Se dovessi rinunciare, andrò da Port Stanley direttamente verso l’isola di Gogh, a Tristan de Cunha e da la con gli alisei da SE verso il Brasile. Sarebbe una tappa molto lunga,ca 4500 miglia, il Maus è una buona barca, e per adesso dentro è ancora tutto asciutto.

 

 

Da: mailto:manfredm@tin.it
Inviato: lunedì 2 gennaio 2006 13.58
A:
lni@leganavale.savona.it
Oggetto: istituto nautico di Savona

 

Ciao Carlo,

L'anno nuovo è appena iniziato e conto i giorni per raggiungere la mia barca, lasciata a Salvador de Bahia in Brasile per rientrare in Italia a passare le vacanze natalizie in famiglia.

Con l'occasione volevo ringraziarti per aver organizzato la conferenza del 23 dicembre, all'Istituto Nautico di Savona.

Oltre ai professori Mancini e Ottonello dovevano, essere presenti, nell'aula magna dell'Istituto, un centinaio di ragazzi della terza, quarta e quinta.

Purtroppo, quelli di quinta che dovevano essere i più interessati perché prossimi alla maturità, e all'entrata nella vita lavorativa, hanno disertato. Forse non è stato un male: meglio avere meno partecipanti, come effettivamente era, ma interessati. Non sono abituato a dire mezze parole, ero deluso per la mancanza della quinta, ma felicissimo per la presenza degli studenti delle altre due classi che si sono dimostrati all'altezza della situazione, partecipando con interesse e ponendo tante domande sulla navigazione, all'organizzazione di una crociera d'alto mare, alla barca etc. Mi ha particolarmente impressionato la conoscenza pratica e teorica che i ragazzi hanno dimostrato di avere e voglio farti un semplice esempio:

ho fatto vedere due foto del mio GPS di bordo, scattate a distanza di 25 secondi. La prima con una latitudine N, la seconda con latitudine S e una distanza percorsa tra le due foto di 27 millesimi di grado. Alla mia semplice domanda della distanza percorsa, diversi hanno dato la risposta esatta: "Circa 50 metri"... proprio non me l'aspettavo.

Durante le quasi due ore trascorse in mezzo ai ragazzi ho notato un altro fatto a me già noto, dovrò abituarmi ad incontrare sempre un maggior numero di ufficiali in gonna, infatti, avevo l'impressione che sono le ragazze, in numero inferiore ai maschi, le più attente e interessate alla materia.

Per concludere, posso dire, che almeno per me, è stata una bellissima mattinata, spero di aver potuto dare qualcosa ai ragazzi, ma certamente ho visto che loro sono molto meglio di quanto comunemente sono descritti.

Ciao e a presto

 

 

From: manfredm@tin.it

To: lni@leganavale.savona.it

Sent: Sunday, October 02, 2005 12:11 AM

Subject: in mezzo al mare

 

Ciao Carlo,

in mezzo al mare, ancora 5° nord e già partito da 10 giorni da Capo Verde.

Mi chiedo che cosa e dove ho sbagliato? me lo chiedo tutti i giorni e non trovo una risposta, è la situazione meteorologica che ha cambiato i programmi d'avanzamento.

Dicono i testi sacri "Ocean Passage of the World - Sailing  Vessel Routes",

per i mesi di settembre: i venti da sud s'incontrano tra 8 e 10 gradi nord.

Quando le avete trovati, rimanete con mure a dritta per arrivare a 5° nord,

tra i 17° e 19° ovest, poi passate a mure sinistra, e tentate di passare l'equatore tra 25° e 23° ovest.

Questa è la statistica, e io che cosa ho trovato? venti da nord est fino al

13° nord, e successivamente più niente, o quasi fino a 6° nord. Ho fatto bordi razionali, e anche irrazionali avanzando a due, 2,5, e 3 kt in parte  contro la corrente Nord equatoriale che naturalmente va da ovest ad est.

Pensa, la notte scorsa, in 14 h ho percorso 30 miglia, e guadagnato ben 10

in latitudine. Come ti puoi immaginare, era però un bordo irrazionale, con

mure a dritta e la mia cuccetta preferita sottovento! Sembra però, che oggi

va meglio e che per questa sera riuscirò a raggiungere la soglia dei 5°, poi altri tre giorni e potrò rimettermi con mure a sinistra, sfruttando finalmente gli alisei da sud est e la corrente che in quella zona, è notevole, un nodo da est verso ovest. Sarà il momento che le medie fin qui

di 107,87, 72,62, 76,78,80,70, 75 e 62 miglioreranno notevolmente.

 

Sono passate  altre due giornate, sono a 4° nord è finalmente ho preso l'aliseo da sud est, finalmente la barca fila ad una velocità media di oltre 5 kt con rotta 220 gradi. Mi chiedo se potrò recuperare tutto quelle miglia perse nei giorni scorsi.

 

Oggi mi sto avvicinando all'equatore, mancano ancora 25 miglia e viaggio sempre con rotta sui 210°, naturalmente di bolina stretta per non scadere.

Non sarebbe difficile aumentare la velocità, basterebbe allargare di 10° con il rischio di toccare Cabo Sau Rocche, sarebbe un guaio grande perché la è difficile bolinare contro una corrente permanente di 1 nodo. Che cosa

rimane? Tenere ancora duro per qualche giorno, prima di mollare le briglie!

Lo so bene, gli amici rideranno delle velocità che ottengo, non sono paragonabili delle boline fatte nell'avanporto di Savona, la si bolina con 6 o 7 nodi, senza mare e senza corrente contraria, qui è diverso, la corrente non scherza e da due a tre metri d'onda rallentano uno scafo pesante come il mio. Ho degli amici che con barche simili hanno impiegato 43 giorni dalle Canarie a Recife, sono fortunato perché per adesso sono in viaggio da 23 giorni e fino a Recife mancano 500 miglia, e saranno le più facili di tutta la traversata!

 

Fra un paio di giorni arriverò a Barra, un piccolo porto dove farò fare i lavori necessari, un po di pittura, una controllata al motore e soprattutto

l'antivegetativa. I molluschi hanno invaso anche il timone a vento, chi sa come si presenterà lo scafo, assomiglierà ad un giardino botanico e non ad uno scafo, La barca fa fatica ad avanzare con il poco vento che ho trovato adesso. Pensa , ho navigato per 36 ore di seguito con lo Spi, vento leggermente da poppa tra 5 e 10 nodi. Adesso vado a motore, 1600 1/min, velocità 4 nodi e mancano 150 miglia.

 

Per il resto tutto bene, mangio , dormo, leggo e mi riposo, che altro posso

desiderare?

 

Un gran saluto a te, e tutti quelli rimasti

Manfred

 

PS

...mi piacerebbe parlare ai ragazzi dell'Istituto nautico di Savona, che ne

pensi? Si potrebbe fare subito prima di Natale. Penso che loro siano più adatti ad un argomento di mare, che sarà la loro professione!

 

 

From: manfredm@tin.it

To: lni@leganavale.savona.it

Sent: Tuesday, September 06, 2005 2:08 PM

Subject: da Capo Verde

 

Ciao a tutti

 

Non è passato moltissimo tempo da quando sono partito da Savona, dopo le ferie estive passate a Celle in famiglia: tempo non molto, miglia tante.

Andiamo per ordine:

a Porto Santo ho trovato la barca in quasi perfette condizioni, infatti, già dopo 48 ore ho lasciato l’isola con destinazione Las Palmas che ho raggiunto dopo tre giorni. La barca è sporca, il vento era poco, e gli amici …meglio non dire, che cosa diranno della media di 100 miglia, ma sono arrivato e ho fatto la spesa nei grandi supermercati attigui al porto.

Dopo quattro giorni sono partito verso sud, il vento e le medie erano entusiasmanti, finche non si è calmato tutto, proprio non capisco che cosa succede, qui, guardano le pilot charts, il vento dovrebbe esserci per ben 340 giorni l’anno, e invece…. tutte bave e tanta fatica.

Ho deciso di fermarmi per un paio di giorni a Tarafal di S Nicolao a Capo Verde. conosco bene due frati francescani di Torino, e gli farò visita, e spero anche di poter riempire il serbatoio di gasolio, mancano ca 60 litri da quando ho fatto il pieno a Las Palmas. Per il mediterraneo, consumare 60 litri su una distanza di 890 miglia sarebbe eccezionale, qui invece si tratta di un’assurdità.

Avete visto l’articolo su  Solo Vela  di settembre?

Nel frattempo questa estate è uscito il nuovo libro "Sono arrivati 600 anni prima di me", a cura delle Edizioni Saviolo come i precedenti.

Ancora tanti saluti a tutti

Manfred

 

 

Da: manfredm@tin.it

Inviato: mercoledì 22 giugno 2005 18.56

A: Acchini g&a

Oggetto: Solo Vela, ultima traversata marzo/aprile 2005

 

cari amici,

sono rientrato in Liguria per le vacanze estive, lasciando la barca alle Azzorre. Tornerò in autunno e, mentre io navigherò verso il Sud-America e Cape Town, la rivista Solo Vela pubblicherà, nel mese di Settembre, un resoconto intitolato "il rientro", dell'ultima traversata atlantica fatta quest'anno tra il 27 di marzo e 17 d'aprile.

Se vi interessa e avete voglia leggetelo.

In tutti i casi, Vi auguro una buona vacanza, mare liscio come l'olio con

vento mai superiore ai 15 nodi.

cari saluti a tutti

Manfred

 

 

Da: manfredm@tin.it

Inviato: giovedì 21 aprile 2005 12.13

A: lni@leganavale.savona.it;

Oggetto: scusate il ritardo

 

Ciao a tutti.

 

Bene, come vedete sono arrivato, e tutto sommato, nonostante il periodo,

ho fatto una bella traversata. Non troppo veloce, ma in 21 giorni ho

percorso 2450 miglia. A differenza delle precedenti, sono arrivato a Horta

con i serbatoi della nafta che erano quasi pieni, ho consumato solo 80 litri di gasolio per 52 ore di motore, ad una velocità media (motore) di 3,7 nodi.  Questo per la cronaca.

Dalla tabella giornaliera di marcia con tutti i dati di mezzogiorno, che allego, potete farvi un'idea di come sono andate le cose.

Ho fatto praticamente 7 lunghi bordi, passando dal caldo dei Caraibi al freddo delle Azzorre. Le prime due settimane stavo comodamente nel pozzetto, vestito solo di pantaloncini e una T-shirt, anche durante le ore notturne. Poi è stato ben diverso, l'aria è diventata umida, all'esterno tutto e bagnato e ho dovuto cercare le felpe e i maglioni. Durante la notte era necessario coprirmi con due coperte per non sentire il freddo. Sono stato però fortunato, perché salvo qualche scroscio, non ho avuto delle giornate intere di pioggia. Infatti non ho utilizzato le mie incerate.

E’ andato tutto liscio, il tempo è stato clemente e i fronti non hanno dato fastidio, anzi, ci hanno portato i venti giusti, né troppo forti e nemmeno troppo deboli, e mi hanno risparmiato molte ore di motore e tanti litri di gasolio.

Come gli amici di Genova, Civitavecchia o Venezia, che tutte le domeniche vanno con le loro barche a fare quattro bordi, li ho fatti anch'io, non quattro, ma esattamente sette in tutto. Certo le distanze tra uno e l'altro erano maggiori, ma questo vuol dire: meno stressanti e stancanti!

 

Omero, mitico skipper di professione, e' partito da S.Martin 5 giorni dopo di me con il suo 16 metri ed e' arrivato 15 ore dopo di me a Horta, così la sera abbiamo festeggiato.

 

Non ho intenzione di rientrare in Mediterraneo, le nostre coste sono troppo affollate, troppo poco vento e mai costante, penso proprio di fare un altro bordo e riattraversare l'equatore.

Mia moglie è molto arrabbiata, e la capisco anche bene, ma io non ho intenzione di rientrare con la barca, tornerò certamente per il mese di luglio e agosto mentre la barca rimarrà o alle Canarie o in Brasile. Vorrei andare in Sud Africa verso fine anno ma è ancora un sogno.

Per adesso lascio la barca a Horta per un paio di settimane e accompagnerò un amico che non si sente di fare il solitario fino a Lisbona o Vigo.

Un abbraccio e tanti saluti a tutti gli amici

Manfred

 

 

MAUS - Traversata da S Martin a Horta, Marzo - Aprile 2005, 2400 mg

Partenza  2005 03 27, 15 UTC

Arrivo       2005 04 17, 19 UTC

Data

Latitudine

Longitudine

Temperatura

°C

Barometro

Vento

mg percorse

Rotta °

2005 03 27

 

 

34

1017

E 20

58

360

28

20°  05

62° 52

32

1017

E 15

128

30

29

21° 59

62° 10

32

1017

ENE 10

122

25

30

23° 29

60° 53

30

1019

S 10

118

60

31

24° 50

60° 04

31

1016

0

103

40

2005 04 01

25° 54

50° 04

30

1017

NW 10

88

55

2

27° 02

57° 57

30

1018

0

96

30

3

28° 09

57° 07

29

1019

0

87

10

4

29° 34

56° 32

28

1020

E 10

91

35

5

30° 35

55° 24

25

1020

SW 10

91

70

6

31° 20

53° 50

26

1020

N 15

103

70

7

32° 11

51° 56

20

1019

N 25

113

70

8

32° 46

49° 45

21

1021

N 25

120

70

9

33° 06

47° 40

19

1022

NNE 15

107

75

10

33° 43

46° 34

20

1022

ENE 15

91

20

11

34° 45

45° 16

22

1021

SE  20

96

65

12

35° 56

43° 03

20

1020

SE 25

132

50

13

37° 28

40° 56

23

1025

SE 25

144

70

14

37° 53

38° 10

21

1025

S 20

133

80

15

38° 20

35° 27

22

1029

SW 20

132

85

16

38° 27

32° 21

22

1031

SW 30

149

85

17

38° 26

29° 30

17

1024

N 20

140

80

2005 04 17

 

 

17

1022

N25

47

90

Tot miglia

 

 

 

 

 

2489

 

 

 

 

Da: manfredm@tin.it

Inviato: lunedì 18 aprile 2005 13.05

A: lni@leganavale.savonait

Oggetto: Saluti

 

Sono arrivato ieri, dopo 21 giorni di traversata da S Martin, a Horta nelle Azzorre.

 

A presto,

Manfred

 

Da: manfredm@tin.it

Inviato: venerdì 18 marzo 2005 16.26

A: lni@leganavale.savonait

Oggetto: RE: R: no satellitare

 

ciao Carlo,

purtroppo non puoi chiamarmi direttamente durante le traversata perchè non ho un telefono satellitare.

Viaggio all'antica, l'unico lusso che ho e' l'SSB e parlo tutti i giorni

con gli amici siciliani: se ci fosse qualcuno con la radio SSB può trovarmi alle 20.00 UTC sulla frequenza 14341, ci sono anche Pino, la it9prv, Pippo e Enzo dagli USA e altri.

 

un abbraccio

Manfred

 

 

 

Da: manfredm@tin.it

Inviato: martedì 15 marzo 2005 16.41

A: lni@leganavale.savonait

Oggetto: RE: libri on line... la recensione di Malingher

 

Ciao Carlo,

oggi mi hai fatto una bellissima sorpresa preannunciandomi che avreste pubblicato sul sito, oltre alla recensione della rivista Lega Navale,  anche la recensione di Malingher per il Notiziario LNI Milano.

L’ho comunicata subito al mio amico e editore Paolo Saviolo, anche lui sarà contento e felice.

Sai Carlo, questa recensione era, almeno per me, molto importante. Pratella, Malingher etc, erano i nostri insegnanti, tentavano di farci capire qualcosa di meteorologia, di navigazione, di onde e vele, e alla fine all’esame per prendere la patente nautica oltre le 20 miglia. Ho fatto anche io tutta la trafila, e ho ottenuto la patente nel 1973! Alla capitaneria di Savona. La prova pratica su un “Larson Vega” di un socio della Lega di SV, pensa quanti anni e tempo, quante miglia e non so che altre cose sono passate. Mi ricordo ancora, i segnali sonori che si usa in caso di nebbia, non mi erano entrati nella zucca, ma per fortuna, l’esaminatore, durante la prova pratica, ha chiesto i segnali a quello che mi ha preceduto... e io ero salvo! Quante stupidaggini s’insegnano, e quando mai una nave container sente i tuoi segnali?

 

Ho avuto qualche problema con il motore che è stato risolto, la barca è pronta e il comandante ha voglia di sentire l’alto mare. Parto da qui il 21 per S Martin, e se tutto va bene, se nessuna burrasca è in arrivo, lascerò S Martin il 25 marzo per andare alle Azzorre. Ma arrivato la, non penso di rientrare in Mediterraneo, spero piuttosto di andare verso le Canarie e Cape Town in S Africa. Come d’abitudine passerò il mese d’Agosto a Celle e spero proprio che ci potremmo incontrare e fare qualche bella chiacchierata.

Salutami per favore tutti, e un grande abbraccio

Manfred

 

P.S. se qualcuno mi scrive via e-mail, non vorrei sembrare scortese se qualche volta non risponderò subito perché mi trovo in alto mare, basta

che gli amici lo sappiano.

 

To: lni @leganavale.savona. it

Sent: Tuesday, February 22, 2005 4:32 PM

Subject: dalla Guadaloupa

 

Ciao a tutti,

da molto tempo non mi sono fatto sentire. A differenza di voi in Liguria,

sto bene al caldo, con tanto mare, vento e barche nelle vicinanze.

Tutto tranquillo, navigo spesso tra la Guadaloupa e S. Martin, 160 miglia di vento di solito al traverso, e porto a spasso le bandiere della Lega Navale, Assonautica e Mare Forza 10. Quando non navigo, lavoro sulla barca

e la preparo per la prossima partenza verso le Azzorre, che sarà probabilmente il 25.3., un po’ presto ma spero di trovare un buon compagno di traversata, vale a dire un vento non troppo forte e stabile.

Un saluto a tutti e un abbraccio a chi se lo merita

Manfred